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Capitolo
Primo
Il
biennio provvisorio 1946-1947
Consulta e Assemblea Costituente
·
De Gasperi-I(10 dicembre 1945
- 12 luglio 1946)
·
De Gasperi-II(13 luglio 1946 - 1 febbraio 1947)
·
De Gasperi-III(2 febbraio 1947 - 30 maggio 1947)
·
De Gasperi-IV(31 maggio 1947 - 22 maggio 1948)
Anche se, per ragioni di
cronologia, non rientrano nel novero della nostra breve disamina storica,
meritano, quantomeno un cenno, alcune istituzioni che hanno preceduto
l’assunzione della forma repubblicana, formalmente sancita e prescelta con il
referendum del 2 giungo 1946, da cui si è scelto, in questo nostro lavoro, di
far partire le vicende italiane del secondo dopoguerra.
Questi importanti
istituti sono essenzialmente tre: Il Comitato di Liberazione Nazionale, la
Luogotenenza Regia e la Consulta Nazionale.
Ci limiteremo qui a
quelle poche osservazioni necessarie a comprendere meglio come sia avvenuta la
transizione, da un punto di vista storico e giuridico, dalla monarchia alla
repubblica.
Il Comitato di
Liberazione Nazionale fu un’associazione partitica che sorse spontaneamente
all’indomani dell’armistizio con cui lo Stato Italiano pose formalmente fine
alla condizione di belligeranza che gli derivava dalla scellerata dichiarazione
di guerra pronunciata da Mussolini il 10 giugno del 1940.
Il nove settembre 1943, infatti, il partito
comunista, il partito d’azione, la democrazia cristiana, i socialisti, i
liberali, i repubblicani e altri raggruppamenti minori si riunirono sotto forma
di Comitato Nazionale di Liberazione, non soltanto contro il fascismo (che
molti dei suoi componenti avevano combattuto sin dalla sua nascita), ma anche,
in una certa misura in opposizione allo stesso Badoglio, che in quel momento
rappresentava la monarchia e di fatto aveva polarizzato attorno a sé la vecchia classe dirigente e le vecchie
istituzioni del passato regime.
Con Badoglio e con le
forze da lui rappresentate, non si arrivò tuttavia a uno scontro diretto, ma
con spirito costruttivo si addivenne a un compromesso che riuscì a comporre un
unico fronte, comunque compatto e deciso, all’insegna dell’antifascismo, e del
desiderio di superare quel terribile momento storico.
Fra i tanti meriti del
CLN c’è sicuramente quello di avere dimostrato agli alleati che l’Italia aveva
combattuto contro il Fascismo, vissuto dalla popolazione come una dittatura che
impose, oltre alle restrizioni libertarie, perfino la stessa guerra, dalla
quale, per l’appunto, il popolo italiano prendeva le distanze. La qual cosa contribuì
sicuramente ad alleviare la posizione dell’Italia come nazione belligerante
sconfitta. I partiti più importanti del CLN, come vedremo, diedero un
contributo significativo ai governi che precedettero il De Gasperi IV, quando i
comunisti e i socialisti furono estromessi dal governo per i motivi che
esamineremo a tempo debito. La loro presenza fu importante e significativa sin
dalla caduta del primo governo militare di Badoglio (insediatosi all’indomani
della deposizione e dell’arresto del suo predecessore Benito Mussolini), quando
in seguito alla svolta di Salerno, nell’aprile del 1944, il PCI di Palmiro Togliatti
e gli altri partiti del CLN accettarono di collaborare con Pietro Badoglio e
con la Monarchia. Ogni tentativo di inquadrare questo istituto in forma
permanente nell’organizzazione della costituenda repubblica, caldeggiato
soprattutto dai comunisti e dagli azionisti, fu reso vano dall’ostracismo della
Democrazia Cristiana e dei suoi futuri alleati di governo, che non vedevano di
buon occhio l’inserimento di questi organismi spontanei, nati in una situazione
emergenziale, nell’organigramma istituzionale che essi avevano in mente di
costituire per la nuova repubblica italiana.
La Luogotenenza Regia fu
istituita dallo stesso re Vittorio Emanuele III con suo decreto, in data 5
giugno 1944, n. 140. Con tale decreto il re nominava il principe ereditario
Umberto di Savoia, Luogotenente del Regno, trasferendogli di fatto e di diritto,
tutte le prerogative regie; in pratica, come il significato del sostantivo
lascia intuire, Umberto di Savoia prese il posto del re, fuggiasco a Brindisi. Tale istituto acquista
una certa importanza, per gli scopi che qui ci siamo prefissi, con l’emanazione
del decreto luogotenenziale 25 giugno 1944 n. 151 con cui si stabilisce che,
dopo la liberazione del territorio nazionale le forme istituzionali saranno
scelte dal popolo italiano, il quale a tal fine eleggerà a suffragio
universale, diretto e segreto, una Assemblea Costituente per deliberare la
nuova Costituzione dello stato. Questo decreto luogotenenziale n. 151/1944 è
quindi il trait-d’union giuridico che ci traghetta dalla monarchia alla
repubblica, fermo restando che fu volontà espressa del popolo italiano assumere
la forma repubblicana, in sostituzione di quella monarchica. Tanti altri
importanti decreti furono emanati sotto l’egida della luogotenenza, ma anche
qui, la loro disamina esula dai nostri obiettivi e rimandiamo quindi il lettore
voglioso di saperne di più alle fonti deputate.
La Consulta Nazionale,
infine, va ricordata perché funse, in qualche modo, da assemblea di
riferimento, sopperendo all’impossibilità, in quel momento storico, di formare
una rappresentanza popolare elettiva. Non si dimentichi infatti che all’epoca
(la Consulta Nazionale venne istituita con decr. legisl. luog. 5 aprile 1945,
n. 146), l’Italia era tagliata in due e parzialmente assoggettata
all’occupazione tedesca. Poi seguirono altri decreti luogotenenziali che la
riguardavano, mano a mano che si procedeva con la liberazione dei territori da
parte degli Alleati e delle forze della Resistenza. La Consulta Nazionale aveva
carattere consultivo (seppure i suoi pareri fossero obbligatori), nelle più
disparate materie e svolse un ruolo importante nella ricostruzione
istituzionale del tessuto amministrativo, lacerato e consunto dalle terribili
vicende della guerra. Era formato da 400 membri, rigorosamente antifascisti,
scelti tra i componenti dei Comitati di Liberazione Nazionale, sindacalisti,
uomini di cultura, ex deputati oppositori del passato regime, tecnici titolati
e personalità di spessore, incensurati e politicamente immacolati. Svolse un
ruolo di consulenza del governo e contribuì fattivamente alla redazione della
legge elettorale dell’Assemblea Costituente e a quella istituiva del referendum
in vista della consultazione generale del 2 giungo 1946.
La Consulta Nazionale,
rimase formalmente in vita sino al 1° giugno 1946, passando idealmente le
consegne all’Assemblea Costituente, di cui fu una degna antesignana storica, se
non giuridica, nelle cui fila ebbe in effetti una rappresentanza in continuità,
con i 128 suoi ex componenti che ivi furono eletti.
La luna di miele tra i
partiti della sinistra e la democrazia cristiana, frutto della comunione degli
ideali antifascisti, espressi nella militanza delle diverse sigle politiche dei
Comitati di Liberazione Nazionale (CLN), fu certo intensa, forse anche, per
certi versi appassionata, ma durò soltanto, all’incirca, un anno e mezzo.
La prima crepa nel rapporto tra i due fronti
ideologici più rappresentativi e importanti, si rese visibile in occasione
della formazione del IV Governo De Gasperi, il 1° giugno del 1947. Era passato
appena un anno dalla consultazione elettorale che aveva sancito la nascita
della Repubblica e la fuoriuscita della Monarchia dalle vicende
politico-istituzionali italiane.

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