2.10.2026

Giornata del Ricordo


Se trovate in quei burroni profondi

Che in vita chiamavo foibe,

uno scheletro legato con il fil di ferro

ad un altro scheletro,

legato ad un altro scheletro

e a un altro ancora,

quello son’ io.



Non cercatemi in un posto qualunque,

in un fosso o in una buca.

Io giaccio

in quei recessi contorti

che si chiamano foibe.



Avvolgetemi, ve ne prego,

in un drappo bianco

E restituitemi ai miei cari,

alla mia Patria e alle cose di Dio.



Non odio nessuno e perdono tutti.



Solo un’ultima cosa vi chiedo:

aprite gli occhi dei vostri figli

sulla verità!

2.04.2026

La storia del cane Tex

 


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Anche nelle relazioni con i nostri amici animali vale quanto insegna l’esperienza dell’amore tra umani: non è un documento legale a segnare la reciproca appartenenza, ma il sentimento di un amore disinteressato e sincero, che si nutra nei confronti di chi noi dichiariamo d’amare veramente.
È quello che insegna il racconto di Ignazio Salvatore Basile “La storia di Tex”, dove un pastore tedesco e un adolescente in cerca di un rapporto vero, stringono una forte amicizia che si dimostrerà, al di sopra delle apparenze, più forte di ogni legame precedente.

1.27.2026

Parli chi sa- Dedicato alla Shoah

 



Se c’è qualcuno che sa, parli!

Dica perché la Madre

è stata strappata al Figlio…

E il fratello al fratello….



E perché bambini senza colpa?

E vecchi senza tempo?

Perché?



Io, li vedo ancora,

in spirito e corpo

fluttuare attraverso i comignoli

e salutarci, con un sorriso pietoso.



Io, odo ancora latrati e voci

che radunano,

spaventano,

disperdono,

recidono legami e affetti

che non vedremo mai più.



Io

sento

la vergogna di essere uomo!

E la paura di vivere e di amare!



Ma perché,

se perfino Gesù Cristo, dalla Croce,

ci aveva già perdonati!

Perché? Perché?



Parlate, voi che potete! Voi che sapete!

Parlate!



Io prometto che parlerò…



Per non dimenticare.

 

                                                                       Cagliari, 26/27 Gennaio 2001

                                                

1.23.2026

Frate Silenzio - Recensione del film sul Beato Fra' Nicola da Gesturi

 


E' un film sulla fede la storia che il regista e sceneggiatore Tiziano Pillitu ci racconta sulla vita di Fra' Nicola da Gesturi al secolo Giovanni Medda.

 Il percorso di questa a fede è quello di un bambino, e poi di un ragazzo,   troppo piccolo per perdere entrambi i suoi genitori, ambientato in una Sardegna rurale che parte dal 1886, quando il futuro Beato Nicola, a soli quattro anni vede morire suo padre,   e si snoda poi sino al 1958, quando il frate del silenzio, come veniva chiamato l'umile questuante francescano, muore in odore di santità. 

La tecnica narrativa prescelta e' quella della ricostruzione, affidata a un sacerdote che si avvale, per rappresentare allo spettatore la vita del religioso francescano, di un consulente davvero speciale: fra Lorenzo da Sardara, un'altra perla di quella splendida collana di santità che il Santuario francescano di Cagliari ha cominciato a inanellare con il Santo Ignazio da Laconi, nato e vissuto quando ancora la Sardegna era immersa nella cattolicità spagnola,  che una profonda impronta ha lasciato nella nostra isola, come possiamo ammirare tuttora nella settimana santa che prelude alla Festa della Resurrezione del Cristo Salvatore, vincitore sulla morte.

Ma il fraticello di Gesturi era troppo umile e non avrebbe voluto   essere paragonato a nulla di celebrativo e spettacolare.

 E la scelta del regista rispetta questa cifra esistenziale tipica del nostro amato fra Nicola: l'umiltà,  che nel suo caso si esprime soprattutto nel silenzio. 

Il film è impregnato di primi piani, su volti autenticamente sardi che ricordano certe sequenze silenziose del vangelo cinematografico pasoliniano e forse ance di più del Gesù di Zeffirelli. 

E la figura del Cristo non poteva certo essere assente in una pellicola in cui il protagonista parla, nel suo modo affascinante e silenzioso,  quasi esclusivamente con il fondatore della fede cristiana, il Dio che ha preso forme umane per rilanciare la vita dell'umanità verso l'amore, cercando di distoglierla dalla sete di potere e di prevaricazione. Missione non ancora del tutto compiuta, come stiamo constatando in questi pazzi cinque e passa lustri di inizio secolo. 

"Voglio servire Cristo" dice il giovane e futuro fra Nicola, ancora nei panni di Giovanni Medda. E   ripeterà la stessa frase davanti al Superiore del Convento dove inizierà il suo noviziato, all'età di ventinove anni: un percorso iniziato da cuoco poco apprezzato e concluso dopo 34 anni di vita questuante per le strade e i sentieri della Sardegna e soprattutto della città di Cagliari. 

 


Dicevamo della Sardegna e della Spagna, alla cui tradizione religiosa il regista ci rimanda, attraverso ls figura di santa Teresa d'Avila, una figura per cui il frate da Gesturi provava una profonda devozione. 

Ma sono i continui rimandi alla Passione di Cristo, che il regista fa rivivere a Fra Nicola,  nelle sue ricorrenti estasi, quelli che connotano il percorso mistico  del fraticello futuro Beato e presto, auspichiamo tutti, perfino santo 

La pellicola dura due ore e sono due ore spese bene, che richiamano lo spettatore al valore del  silenzio, nello scorrere lento e calmo del tempo, finalmente avulsi dai rumori della modernità che, dopo millenni di silenzio, ormai ci avvolgono e ci travolgono quotidianamente, fra auto e aerei rumorosi, altoparlanti e discoteche, sfoghi isterici, radio d televisioni dove troneggia l'urlo sguaiato e aggressivo. 

Con la tecnica dei continui flashback il regista chiude il cerchio della narrazione, iniziando con un Fra' Nicola ormai alla fine dei suoi giorni terreni e concludendola con lui che sogno la morte in croce di Gesù, che in aramaico pronuncia le fatidiche parole "Eloì, Eloì, lemà sabactàni", interloquendo, sempre nella sua antica lingua nativa, l'Aramaico, con i due ladroni crocifissi a  lato.

Un film che merita di essere diffuso e visto in tutto il mondo cattolico, ma anche proposto all'attenzione di altre fedi religiose, per il suo contenuto di valori universali, quali l'amore, la pace, la povertà, l'altruismo, il silenzio.

Un plauso va agli attori, tutto o quasi tutti non professionisti, con particolare riferimento alle interpretazioni di Graziano Sanna, un fra' Nicola questuante davvero convincente, e alla memoria di Giampaolo Loddo, un fra' Nicola maturo e morente veramente superlativo.

Riconoscimenti: Dipinto di Fra' Nicola opera del pittore Nino Stagi in frontespizio; foto centrale dell'autore con l'attore Graziano Sanna, nelle vesti di Fra Nicola e il regista Tiziano Pillitu.

1.17.2026

Ignazio Salvatore Basile "Miglior Autore Regionale" per la Sardegna 2026

 


Onorato ringrazio gli Organizzatori del Premio Nazionale "Ossi di Seppia" che per la seconda volta consecutiva mi ha inteso premiare con l'ambito riconoscimento di "Miglior Autore Regionale" per la Sardegna.

Giornata del Ricordo

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