domenica 13 giugno 2021

Un romanzo ambientato negli anni settanta

 


Io mi trovavo come preso in mezzo; e mi accorgevo che dalle mie originarie posizioni di neutralità, che nella mia immaturità e nella mia scontentezza della società e del mondo, mi avevano spinto a non parteggiare né per  i terroristi, né per lo stato loro avversario, mi accorgevo che cominciavo a far pendere la bilancia, forse anche per l’attrazione sempre crescente che esercitava su di me, a favore di Simona.

Non che lei rinnegasse l’ideologia di sinistra, che originariamente aveva condiviso con lui (anzi, forse lei ne era stata la prima sostenitrice, come avevo intuito dai racconti elogiativi e nostalgici  su  suo padre,  operaio e sindacalista e su sua madre, casalinga e cucitrice precaria); ma il suo pensiero, al contrario di quello di Michele, si era evoluto, e adesso, guardandosi in giro, si rendeva conto che le azioni di questi epigoni del terrorismo, non erano altro che vuoti esercizi autoreferenziali e che i vari gruppuscoli in cui la galassia terroristica di sinistra si era frantumata, avessero ormai perso il contatto con la base operaia ed erano rimasti una élite di ideologi e pensatori che applicavano, come marionette, delle teorie che altri avevano elaborato, in un contesto storico e sociale totalmente differente da quello che esprimeva la società italiana alla fine di quegli anni settanta del secolo ventesimo.

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sabato 27 marzo 2021

La Terza via

 



Una sera mi comunicò che stava per partire. Se ne andava a Santa Marta o a Cartagena; al nord, insomma.

Fu allora che mi confidò di non chiamarsi Silvio. Mi disse il suo vero nome, anche se adesso non lo ricordo; chissà perché mi è rimasto impresso soltanto quel primo nome. Il giorno era in vena di confidenze. Disse che mi apprezzava molto, come uomo e come sardo.

Io da principio  non capivo perché mi facesse quei discorsi,  ma subito dopo capii.

Era per dirmi che lui della Sardegna aveva conosciuto soltanto il peggio: le umide celle del carcere speciale dell’Asinara.

Era finito in quel carcere di massima sicurezza per colpa di certe rapine che aveva fatto con dei politici. Era lui che li guidava: prima di intervenire si calavano il passamontagna; lui prendeva un respiro grande e partiva; gli altri lo seguivano. Tutto dipendeva da quel respiro e dalla sicurezza che lui comunicava agli altri. Ma lui non lo faceva per motivi ideologici. A lui piaceva la bella vita, coi soldi facili  in tasca. Suo padre era stato un operaio e lui non avrebbe fatto la sua fine. Lui voleva un’altra vita. Si era associato ai rossi perché in fondo volevano la stessa cosa: i soldi. Ai rossi  servivano per finanziare i loro progetti, lui aveva una famiglia, una moglie e un figlio.  E non gli andava di sgobbare per una mesata, appena sufficiente a mantenere la sua famiglia. I soldi ce li avevano i ricchi e a loro bisognava levarli. Ma chi lo aveva decretato che lui doveva appartenere a quelli che dovevano assoggettarsi per consentire ai ricchi di prosperare? Ecco cosa lo assimilava ai rossi; non avrebbe mai potuto lavorare coi fasci, lui (usò proprio il  verbo lavorare, da lui, nei fatti, in realtà tanto aborrito); anche se non era un politico capiva da quale parte stava la ragione e dove stava il torto. Il torto stava coi neri, perché quelli il grano ce l’avevano in gran quantità, senza bisogno di lavorare e senza fare rapine, come toccava a fare a lui.

Io ascoltavo, senza dare giudizi. A quel tempo, del resto, non mi ero ancora schierato; nel senso che ero andato via dall’Italia, frastornato dal clima di violenza che vi si respirava; allora non si capiva se la violenza arrivasse soltanto dai terroristi,  oppure se quella violenza fosse una risposta sbagliata alla violenza ingiusta,  esercitata dagli apparati dello Stato italiano (c’era chi li chiamava servizi segreti deviati); certamente,  il mio sentimento,  era di non essere dalla parte dei terroristi, ma neppure dalla parte del loro nemico: lo Stato.

Avevo fatto parte, quando frequentavo le scuole superiori nella mia città, del movimento studentesco. Condividevo le lotte ideologiche contro il capitalismo, vedevo le ingiustizie del mondo e già si vociferava della corruzione dei politici (ma il vaso di Pandora sarebbe stato scoperchiato soltanto poco più di un decennio più tardi).

Nella mia ingenua e idealistica visione del mondo mi illudevo che il comunismo potesse costituire una valida alternativa al capitalismo. Ma le armi io non le avrei mai prese contro nessuno. Non  mi mancava il coraggio, ma detestavo la violenza. Neanche Silvio mi giudicò, anche se io intuivo che per un uomo come lui, la vita senza azione era da considerarsi inutile. E forse lui pensava che io appartenessi alla maggioranza silenziosa, agli ignavi, a quelli che lasciano che siano gli altri a levare le castagne dal fuoco della storia. E magari  aveva ragione; ma io non avrei mai voluto sparare addosso a un altro uomo, anche se avevo fatto il militare e mi avevano insegnato a sparare e a odiare il nemico.

Per fortuna non ho mai conosciuto la guerra; non mi sarebbe piaciuto di essere un assassino, neppure mascherato dall’alibi della patria. Mi venne in mente la cerimonia dell’alzabandiera, che si svolgeva ogni mattina del mio servizio militare, nel piazzale della caserma. E un colonnello che ogni mattina aveva gli occhi lucidi mentre il tricolore si levava verso il cielo e la tromba suonava le suggestive note che accompagnavano quel rito quotidiano.

«Per me l’infame è stato uno dei rossi. Mi hanno bevuto per colpa di un figlio di papà. Il padre è un  politico democristiano, un pezzo da novanta, figlio di puttana come quello che ha generato! » mi disse la  sera prima di partire per Santa Marta. «Gli infami sono una brutta stirpe sai? Il mio istinto mi dice che è stato lui! Maledetto! Spero che qualcuno lo ammazzi. Io se lo rincontro, sono capace di ammazzarlo. Non bisognerebbe mai fidarsi dei ricchi. E il padre è uno che i soldi ce li ha. E pure molti»

Neanche allora mi piaceva fare domande. Ma mentre parlava dei soldi di quel suo compagno mi parve di cogliere una punta di invidia. Giampiero, a Londra,  mi aveva detto che il padre di Donato era un politico democristiano, un uomo potente. Chissà perché io pensai che fosse proprio lui il compagno di rapine di Silvio. Mi chiesi che cosa sarebbe stato Silvio, se fosse nato nella famiglia  di Donato, coi soldi in tasca, la vita facile, auto di lusso, donne, belle case, carriera assicurata; al vertice della società senza faticare. Sarebbe passato anche lui dall’altra parte della barricata, come aveva fatto Donato?

Gli avrei voluto chiedere anche altre cose: come mai adesso fosse fuori;  se avesse scontato la pena oppure fosse evaso. E ancor prima gli avrei voluto chiedere cosa avrebbe fatto il giorno che avessero preso il potere i rossi, come li chiamava lui. A chi avrebbe sottratto i soldi che a lui piacevano così tanto?

Ma quella domanda non gliela feci perché pensavo che  mi avrebbe dato la risposta che io credevo giusta e che io mi ero già dato da me: in una società ideale non ci sarà più chi vive nel bisogno e chi invece vive nel lusso; non ci saranno più capitalisti sfruttatori e proletari sottopagati e sfruttati, com’era stato suo padre, e tanti operai e proletari nelle mille fabbriche del mondo.

Quando seppe che i miei sei mesi di permesso stavano per scadere e che, probabilmente, me ne sarei tornato in Italia, gli lessi una punta di nostalgia negli occhi.

«Pensi di passare da Roma?» - mi chiese.

Quando gli risposi di sì, che probabilmente sarei passato da Roma, mi chiese il favore di contattare sua moglie; soltanto per darle i suoi saluti; per dirle che stava bene e che si trovava in Sudamerica. Mi raccomandò soltanto di usare il nome di Silvio, al telefono. E di non fare altri nomi. Nient’altro che Silvio e Sudamerica.

«Io non posso chiamarla, capisci?»

Feci finta di capire. Mi diede un nome e un numero di telefono. Non lo vidi mai più. Però gli avevo fatto una promessa. E sapevo che l’avrei mantenuta.

...continua...

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sabato 20 marzo 2021

Il Poema della Creazione

 



PROLOGO

 

  Canto del Padre  Eterno la Creazione

i cui primordi furô ‘ Adamo ed Eva

del gene eletto  primiera Nazione

ai tempi che soltanto si godeva

  senza patemi né disperazione

nell’Eden che fiorito sêr soleva.

E prima che il serpente ingannatore

il seme della sfida contro Dio

[all’Uom mettesse  in core].

 

Canto altresì dei valorosi prodi,

che discendendo da quel gene eletto,

in varia guisa e coraggiosi modi

il popol d’Israele al santo tetto

condussero di Palestina. E gli odi,

gli amori, i tradimenti non ometto:

quei tra uomini e regni e quei con Dio

e leggi, guerre, esilii ed altro ancora

[io  narro in questo canto mio].

 

E canto infatti il Nuovo Testamento

Quattro scrittori  sopra il Redentore

Di  profezie antiche  il Compimento;

le lettere di Paolo Annunciatore

ed altri autori sino al grande evento,

l’ultimo Libro che è rivelatore

del Giorno del Giudizio Universale

quando sarà sancita la vittoria

[del Bene contro il Male]

 

 

Ardua è però sì tanto la materia

E lungo e pien d’insidie il mio cimento

E la paura che il mio cuore assedia

Soltanto se m’ardisco e in un momento

Vacillo e manco come per inedia!

Signore Dio, Creator del Firmamento

Dona sostanza e luce alla favella

Mia, ch’io possa intelligere l’Antica

[Tua parola e la Novella]

 

E dalla Genesi all’Apocalisse

Guida la mano mia tra rime e accenti

che con  la mente mia come vibrisse

sappiano intercettare i sentimenti

e trasmutarli con le leggi affisse

in quei settantatre componimenti!

Certo, per quanto questo libro vale

ed esser vuole: un chiaro e breve invito

[ al pieno assaggio dell’Originale].

 

Creazione del mondo

In principio Dio creò il cïelo

  e la terra, che era informe e deserta,

e il buio ricopriva come un velo

  il nero abisso; ma sulle acque all’erta

stava Dio che,  col Suo divino zelo,

volle che  l’oscurità fosse aperta

  dalla luce. E la luce ovunque fu!

La chiamò giorno e il buio  ‘l chiamò notte.

[ E al primo giorno Ei non pensò più].

 

Poi partì  le acque e mise il firmamento

e separandole, emerse l’asciutto

in dove dispose che dal frumento,

 dai germogli, dagli alberi  da frutto

e da ogni specie idonea al giovamento,

producesse col seme e dappertutto.

Nominati il cielo, la terra e il mare

al dover del quarto giorno il Buon Dio

[  si die’ da fare].

 

 Indi le luci per il  cielo Ei pose

per ben distinguere la notte e il giorno.

E tanto Egli è perfetto nelle cose,

che fece sole e luna tutto attorno

ed altri segni e stelle in giusta dose,

 più per utilità che per adorno!

Pensava sin d’allora il Padreterno

ai giorni, ai mesi, agli anni e alle stagioni

[ e a tanto più ch’io non secerno].

 

Liberi volino in aria gli uccelli

e in mare sguazzino assai numerosi

i pesci; pascolino ovi e vitelli

con ogni bestiame nei prati erbosi;

crescano rettili e fiere per pelli,

esseri viventi belli e mostruosi!

Così creòlli Dio  nel quinto giorno

 gli animali del mondo e gli ordinò

[ di moltiplicarsi tutto intorno].

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lunedì 15 marzo 2021

Un ricordo di Aldo Moro



Capitolo 2

 

A quel tempo, a Londra,  le notizie dall’Italia arrivavano con un giorno di ritardo. Non che io le cercassi, tutt’altro. Ero andato via dall’Italia perché non ne potevo più di stare a sentire e a leggere sempre le stesse notizie: attentati, gambizzati, scioperi, scala mobile, crisi di governo, rimpasto, arco costituzionale, extraparlamentari, gruppuscoli, galassia, terroristi, destra e  sinistra.

Sul piano politico, a destra l’Italia era bloccata dall’arco costituzionale, mentre a sinistra l’ostacolo era il Patto Atlantico. Io non mi sentivo né di destra, né di sinistra. A pensarci bene forse ero partito per Londra alla ricerca di una terza via.

La  notizia del rapimento dell’onorevole Aldo Moro,  ad opera delle Brigate Rosse,  mi lasciò pertanto piuttosto indifferente.

Soltanto dopo ho capito la grandezza di quest’uomo politico, la sua lungimiranza, la sua tenacia. Era un uomo rivoluzionario, a modo suo; ma nel suo mondo non fu capito; o fu male inteso; o forse i farisei filoamericani e gli scribi democristiani si servirono dei barabba rossi per levarsi di torno un avversario interno più intelligente  e più capace di loro. In fondo me n’ero andato dall’Italia per non pensare alla politica, perché mi sarei dovuto sbattere su quella notizia?

 

Ma era la politica, evidentemente, a seguire me. Due tra le mie conoscenze, Donato e Giampiero, erano dei veri appassionati della politica italiana; e senza parlar di politica sembrava non riuscissero a stare.

 Li avevo conosciuti entrambi  nella fabbrica di pizze, dove avevo iniziato a lavorare poco dopo essere arrivato a Londra.

 

 Donato era arrivato a Londra forse un paio d’anni  prima di me. Con Giampiero divideva però una  lunga   militanza italiana nei gruppuscoli della sinistra extra-parlamentare; lo stesso travagliato percorso ideologico: dalle confuse militanze rivoluzionarie tra i castristi, maoisti, marxisti-leninisti alle matrici di ispirazione nostrana, dall'ideologia meno vaga e più concretamente calate nella realtà italiana, come Lotta Continua, Servire il Popolo e Autonomia Operaia, sino alla graduale ma inesorabile disillusione; all’amara e sonora sconfitta. E senza neppure attendere l’appello del ’77 si era ritirato anche lui dal fronte, a leccarsi le ferite, a ricostruirsi.

tratto dal romanzo "La Terza via" acquistabile in tutte le librerie anche on line

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sabato 13 marzo 2021

L'avvocato e l'imputato colpevole

Oggi un signore mi ha fatto una domanda che in passato mi era stata posta da più di uno studente.

"Ma sulla base di cosa un avvocato difende un cliente colpevole al cento per cento?"

Ebbene, la domanda, seppure interesse e non priva di un suo fascino intelligente, è malposta.

Occorre infatti sapere che nel nostro ordinamento processuale la colpevolezza di un imputato è tale solo all'evidenza di un dibattimento che faccia emergere, al di là di ogni ragionevole dubbio, le sue responsabilità penali.

Nel dibattimento diventa indispensabile il supporto tecnico di un legale, perchè altrimenti si rischierebbe di veder condannato un innocente a causa dell'ignoranza delle norme di procedura, misconoscendo le quali a volte si perdono utili opportunità di difesa, potendo incorrere in decadenze ed errori controproducenti alla corretta emersione dei fatti di causa (si pensi all'opportunità di un incidente probatorio, alle risultanze di un eventuale esame tossicologico, all'audizione di un teste fondamentale, ecc.).

Infine è importante ricordare una cosa: l'avvocato non può dichiarare mai la colpevolezza del suo assistitoneppure se quest'ultimo ha confessato. anzi, se lo facesse verrebbe radiato dall'Albo degli avvocati per sempre!


venerdì 5 marzo 2021

Parabola del Giorno

 



Il figliuol prodigo

VV 11-fine

 

Disse ancora: - “ Un uomo avea due figli;

Il più giovane disse al genitore:

Padre, lascia che il patrimonio io pigli

 

Per la parte che mi spetta!’ L’Amore,

se non la legge, impose al buon üomo

di accontentarlo. Così, il successore,

 

dopo non molti giorni, tomo, tomo

se ne partì in un paese lontano.

Là, quel giovane, dissoluto e indomo,

 

prese a sperperare in ogni vano

capriccio le sue sostanze. Qüando

le ebbe spese tutte, piano, piano,

 

venne a trovarsi nel bisogno. Fu andando

a pascolare porci che si rese

conto, che quei maiali, mangїando

 

liberamente le carrube stese

per terra, stavano meglio di lui.

Allora rientrò in sé e disse: ‘Il mese

 

Che viene dato a chi lavora sui

Campi di mio padre avanza le spese

Di mantenimento, mentre io, qui,

 

muoio di fame. Ora mi alzerò

e andrò da mio padre a dirgli: Ho peccato

contro il Cielo e contro di te. Perciò

 

sono indegno d’essere chїamato

 tuo figlio. Trattami come un garzone!’

S’incamminò così determinato

 

Verso ‘l padre, che ne intuì l’intenzione

Vedendolo da lontano e, commosso,

gli corse incontro con grande emozione

 

abbracciandolo e baciandolo. Scosso,

non di meno, gli disse: Contro il Cielo

ho peccato e contro te. Con addosso

 

tanta vergogna e pentimento te lo

dico!’ Ma il padre disse ai servi: - “ Presto,

portate qui il meglio e rivestitelo,

 

mettetegli l’anello al dito e, lesto,

tu”- disse ad un altro servo- “va, porta

qui i suoi calzari! Nessuno sia mesto

 

in questa giornata e non sia corta

la festa, né sia parca. Il vitello

grasso arrostite e non manchi ogni sorta

 

di cibo e di bevanda.!” Il fratello

del prodigo, rientrando dal lavoro,

udì questi canti e cori a stornello;

 

chiamo subito i servi e chiese loro

cosa significasse tutto ciò;

un servo gli rispose: -“ Il ristoro

 

a base di vitello grasso io so

che l’ha voluto ‘l padre per il figlio,

rientrato sano e salvo!” S’indignò

 

il maggiore con il padre e con cipiglio

tale che non volle entrare. Allora

il padre uscì a pregarlo. Ma con piglio

 

deciso egli rispose al padre: - “Ora,

io ti servo da tanti anni, senza

mai trasgredire un tuo comando e ancora

 

non ho avuto da te soldi e licenza

per far festa coi miei amici. Adesso

che questo tuo figlio con impudenza

 

ha sperperato i soldi come un fesso,

tu fai uccidere il vitello grasso!”

Gli rispose il padre: - “Tu non hai smesso

 

Mai d’ esser con me, e quanto ho all’ammasso

E anche tuo. Ma era d’uopo fare

Festa e rallegrarsi, perché era lasso

 

Questo fratello prima di tornare,

ed era morto prima che la vita

tornasse nel suo cuore a palpitare!”

giovedì 7 gennaio 2021

Liberate Aytaç Unsal


 

Mentre i facinorosi proud boys americani, sobillati dal dittatore Trump, attentano alla democrazia a Capitol Hill, altri ragazzi orgogliosi turchi stanno attaccando il nocciolo della legge a Istambul, arrestando Aytaç Unsal, un avvocato accusato di aver difeso in un processo gli oppositori del leader dei proud bosys turchi Erdogan!

Ricordiamoci che ogni volta che un dittatore attenta al diritto alla difesa in un processo, egli attenta alla democrazia.
Il diritto alla difesa è il risultato di una lotta millenaria contro il potere, al fine di garantire a qualsiasi imputato, non importa se colpevole o non colpevole, la difesa legale in un processo.
L'assalto a Capital Hill, l'arresto di Aytaç Unsal, persino l'abuso di pazienza di un nuovo e moderno Catilina a Roma, sono segnali minacciosi del tramonto della nostra democrazia nel mondo di oggi.
Alziamo la voce contro la dittatura, contro l'anarchia, contro la legge del più forte.
Urliamo a una voce: Aytaç Unsal libero in Turchia! Subito!!!

martedì 8 dicembre 2020

Ode a Maria

 



Ave  Maria, Madre del Dio Vivente,

scrigno del più prezioso dei tesori,

generatrice dell’Onnipotente,

 

di Colui che è Fattore dagli albori,

di Colui che è per sempre e sarà!

Madre che lenisci i nostri dolori,

 

luce di gran conforto e di pietà!

Avvocato a cause nostre infelici,

virtù inimitabile per beltà!

 

Aiuto a peccatori e peccatrici,

rifugio che  ami l’uomo e lo sostieni!

Modello di bontà e sacrifici,

 

miniera aurea dai filoni ripieni

di gioie d’inesauribile valore,

Tu, che sola vuoi, richiedi e ottieni

 

da Tuo figlio Gesù Il Redentore;

Tu, che riscatto sei stata di Eva,

umilmente servendo Il Creätore

 

nel progetto che per noi prevedeva

il perdono dall’antico peccato!

Perfezione e Mistero che s’eléva,

 

‘sì arduo da capire e complicato!

Madonna Madre di Gesù Salvezza

Che col Suo sangue l’uomo ha riscattato

 

Dalla sua originaria nefandezza!

Non basta il misero pensiero umano

Per spiegare il mistero di grandezza,

 

che pur venendo da così lontano

s’è fatto carne sulla nuda terra;

e Tu, Tu l’hai cresciuto, piano, piano,

 

 

 

covando in cuor ciò che ogni mamma inserra

per  il sangue del sangue del suo sangue,

  conscia del Suo destino amaro; ed erra

 

chi non avverte il cuore che langue

di una mamma che generosamente,

quel Santo frutto  di Sua carne esangue

 

non vuole abbia sofferto inutilmente!

Un romanzo ambientato negli anni settanta

  Io mi trovavo come preso in mezzo; e mi accorgevo che dalle mie originarie posizioni di neutralità, che nella mia immaturità e nella mia s...