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Il
1949
I Legislatura
·
De Gasperi-V(23 maggio 1948 - 26 gennaio 1950)
Il
1949 è il secondo anno della prima legislatura e del settennato di Luigi
Einaudi.
Sul piano interno
inoltre, quest’anno è caratterizzato da una continuità del governo De Gasperi,
il quinto (ma il secondo senza la presenza delle sinistre, estromesse dal veto
del segretario di stato USA George Marshall, a nome dell’amministrazione Truman).
Oltre al ministro Segni,
che insiste nella sua politica tesa a favorire la formazione della piccola
proprietà contadina nel mezzogiorno e nelle isole, abbiamo in grande spolvero
il ministro del lavoro Amintore Fanfani, un altro dei cavalli di razza della DC,
promotore della legge n. 43 del 28 febbraio, che stabilisce il famoso,
benemerito piano casa che giornalisticamente porta il suo nome come “Piano
Fanfani”. In quattordici anni questo
piano casa provvederà, tramite un’apposita branca dell’Istituto Nazionale
Assicurazioni (denominato INA casa), a dare un’abitazione a milioni di
italiani. Un intervento economico davvero brillante di stampo keynesiano che
perfino il liberale Einaudi si sentì in dovere di sostenere.
A marzo De Gasperi, in
attesa che l’agricoltura dia segni di risveglio e ritorni a livelli di
produzione ottimali, sottoscrive l’Accordo Internazionale del grano,
assicurando all’Italia, a prezzi accettabili e predeterminati, i prodotti
cerealicoli degli Stati Uniti e del Canada. Prosegue inoltre l’attività
governativa di rivendica degli immobili già appartenuti alle istituzioni del
partito fascista che vengono così acquisiti al patrimonio immobiliare dello
Stato.
L’azione del governo De
Gasperi, nel suo complesso, prosegue inoltre a consolidare e formalizzare
l’adesione dell’Italia al nascente Patto Atlantico (che vedrà formalmente la
luce nell’aprile di quello stesso anno 1949). Il 6 gennaio, infatti, il governo aveva già
redatto un memorandum, indirizzato al segretario di stato Usa, in cui si
chiedeva esplicitamente l’appoggio dell’America all’adesione dell’Italia alla
nascente Organizzazione.
Il governo italiano sente
forte l’esigenza di concludere il processo di vicinanza ai paesi occidentali di
stampo capitalistico; e non soltanto per ragioni economiche, dal momento che i
soldi del Piano Marshall hanno già cominciato ad affluire in Italia e
subirebbero un repentino arresto, se il paese si allontanasse dall’area
ideologica di riferimento degli USA. Vi sono anche delle motivazioni politiche,
ovviamente, ma possiamo affermare che queste ultime si sposano alla perfezione
con le motivazioni economiche le quali, a ben vedere, ne costituiscono in
realtà un giusto e conseguente complemento. Ma tra gli USA e l’Italia
non ci sono soltanto rose e fiori. Gli Americani non vedono di buon occhio
l’attivismo aggressivo di Enrico Mattei; così, il 16 giugno, le Sette Sorelle,
sulle pagine del NYT, attaccano la politica petrolifera portata avanti dal
presidente Mattei, alla guida dell’AGIP.
Vi sono però anche in
Italia delle forze contrarie all’adesione alla Nato: sono le forze
socialcomuniste, che non hanno certo rinunciato ai loro progetti di portare il
paese nell’orbita di Mosca. Ed ecco, che
appena due giorni dopo dall’invio del memorandum con cui De Gasperi chiedeva il
sostegno diretto di Marshall per l’ammissione del nostro Paese all’Alleanza
militare dei paesi occidentali e antisovietici, l’otto gennaio, in Puglia,
tremila lavoratori in corteo marciano contro il governo. E il giorno dopo, i
lavoratori di Modena, che non vogliono restare indietro, scendono in piazza
dopo un comizio elettorale. In entrambe le circostanze, i celerini del ministro
Scelba, caricano i cortei a manganellate.
I due cortei non
manifestano apertamente contro l’adesione dell’Italia alla Nato; i lavoratori
avanzano pretese legittime sul miglioramento dei salari e delle condizioni di
vita, ma appare evidente che dietro questi cortei c’è la regia di Togliatti e
dei leader dei socialisti Nenni e Di Vittorio (e dietro di loro c’è il baffone
di Josip Stalin, voglioso di papparsi il topolino italiano). Come se non
bastasse, a rafforzare le ragioni del no, intervengono i dissidi nella DC e nel
PSDI che, pur alleato di governo, ha una forte componente al suo interno,
contraria all’ingresso dell’Italia nella Nato.
Sarà per tutto l’anno
1949 un susseguirsi di botta e risposta tra il governo De Gasperi, impegnato
nei diversi passaggi governativi e parlamentari di adesione alla Nato e le
sinistre che convogliano in piazza, a ripetizione, migliaia di lavoratori. Ci
sono anche dei morti tra i manifestanti. Il governo è diviso tra l’esigenza di
mantenere l’ordine pubblico e la paura di dare alle sinistre ulteriori ragioni
di protesta e di contrasto, mentre le sinistre, pur sapendo della cieca
determinazione di Scelba a mantenere l’ordine pubblico, e forse proprio per
questo motivo, non esitano a fare scendere in piazza i lavoratori.
Questa delle sinistre è
una strategia che non ha come obiettivo la lotta cruenta per sovvertire le
istituzioni democraticamente elette nell’anno precedente, preferendo invece
tenere alta la tensione, relegando sullo sfondo l’ipotesi di uno scontro finale,
in attesa di ordini perentori e precisi da parte di Mosca. Se non probabile, non si può comunque
escludere, che l’adesione dell’Italia alla Nato sia stato il giusto deterrente
per evitare quella rivolta civile delle sinistre che, superato il limite dello
sciopero e della manifestazione dei lavoratori, avrebbe facilmente portato alla
guerra civile e alla resa dei conti finale per la presa del potere con le armi
in pugno, nelle piazze italiane.
Mosca, assai più
lungimirante e riflessiva di certi comunisti nostrani (alla Giancarlo Pajetta, per
intenderci), deve aver ben valutato i rischi di una guerra civile italiana che,
in caso di sconfitta delle sinistre, avrebbe messo a rischio il consolidamento
delle forti posizioni acquisite dall’URSS nella frontiera orientale
europea. E nella paura che il suo
coinvolgimento potesse offrire un pretesto a Washington per rivedere il quadro
internazionale d’insieme in Europa, Mosca non diede mai il via alla discesa in
armi propugnata da molte teste calde del Partito Comunista Italiano.
A luglio l’iter formale
di adesione dell’Italia al Patto Atlantico si concluderà felicemente con la
ratifica del Parlamento. Lo strappo con le sinistre, soprattutto, con quelle
interne al governo (la sinistra democristiana e l’ala più rigida e intransigente
del PSDI che si opponeva al lealista filoatlantico Saragat), si celebrerà con
la caduta del governo. Ma vedremo più oltre che, nel gennaio dell’anno
successivo, De Gasperi provvederà a formare il suo sesto governo senza i
socialdemocratici (ma, riuscendo a evitare il monocolore, con l’ingresso e
l’appoggio esplicito e diretto del Partito Repubblicano e del Partito
Liberale).In questo stesso anno nasce il Consiglio d'Europa con il Trattato di
Londra viene fondato il Consiglio d’Europa, firmato da dieci paesi tra cui
l'Italia. Si registra inoltre la divisione della Germania in Repubblica
Federale ad ovest e Repubblica Democratica ad est.



