1.17.2026

Ignazio Salvatore Basile "Miglior Autore Regionale" per la Sardegna 2026

 


Onorato ringrazio gli Organizzatori del Premio Nazionale "Ossi di Seppia" che per la seconda volta consecutiva mi ha inteso premiare con l'ambito riconoscimento di "Miglior Autore Regionale" per la Sardegna.

1.07.2026

Ridere per non piangere - Recensione del film Buen Camino di Zalone

 


C'era una volta Fantozzi; poi vennero Carlo Verdone e  il cine panettone e, a seguire, venne Pieraccioni. 
Adesso è il momento di Checco Zalone. Tutti sulla scia dei grandi maestri della comicità italiana: Totò, Macario e Alberto Sordi.

A ben vedere, però,  la maschera è sempre una: la maschera dell'italiano medio. 

Qualcuno ha scritto che queste maschere fanno ridere perché noi ci specchiamo in esse, scaricandogli addosso  tutti i difetti e  le colpe  che abbiamo dentro, esorcizzando così le nostre paure. In pratica l'italiano medio si riconoscerebbe in pieno in queste maschere, ma in maniera inconscia. Anche qui rifiutando di assumersi la responsabilità per ciò che in realtà è. 

La peculiare genialità comica di Zalone, in questo e in altri suoi film, consiste proprio nella proiezione del nostro dna identitario nelle sue caricature cinematografiche.

La storia ruota attorno a una ragazza sedicenne, Cristal, interpretata dalla convincente  Letizia Arnò, figlia di genitori separati, che a un certo punto decide di trovare se stessa intraprendendo il Cammino di Santiago (il Beun Camino per l'appunto).

 I genitori di Cristal sono lo stesso Zalone, la caricatura di un ricco pacchiano e probabile più nei sogni del sottoproletariato urbano che nella realtà,  e Linda, interpretata da Martina Colombari, che divide la sua nuova vita con Tarek, un palestinese italianizzato che fa il regista e lo scrittore di professione. 

Cristal però è minorenne e avvia il suo percorso spirituale senza dire niente alla madre e al patrigno palestinese con i quali vive. 

Papà Zalone, lascia così la sua villa extra lusso in Sardegna e la sua fidanzata bugiarda, fedifraga e finta venticinquenne, innamorata soltanto dei soldi del cinquantenne spaccone, e si mette al passo della figlia, lungo la via di Santiago de Compostela. Lungo il cammino si innamorerà di una quarantenne, interpretata  da Beatriz Arjona  che, prima di farsi suora, compie il miracolo di riportare padre e figlia, entrambi sulla via del ravvedimento e della riappacificazione. 

Cosa rimane infatti di questa pellicola, al netto del suo parossismo e delle sue esagerazioni?

Prendiamo il personaggio principale: Zalone, che ha scelto di mantenere il suo vero nome nella storia inventata. Toglietegli i soldi del padre,  che egli spende e spande a largo giro,  con la disinvolta spacconeria di un qualsivoglia parvenu di città o di provincia, sia che abbia fatto i soldi vincendo qualche lotteria o avviando qualche fortunata attività imprenditoriale; levategli i soldi, dicevo, e cosa rimane?

Rimane il maschio italiano, all'eterna ricerca di apparire ricco e giovane, alla ricerca dell'avventura facile , a bordo di auto vistose e rumorose (ma quanto strada ha fatto l'italiano medio, pensando al Gassman del Sorpasso?)

Rimane il padre immaturo, superficiale e impreparato. 

***

Ma  viene da chiedersi: ma un uomo così, se non avesse i soldi del padre, come affronterebbe, nella realtà di ogni giorno,  la situazione? Come reagirebbe all'intromissione del compagno della sua ex moglie, nelle vicende che riguardano sua figlia Cristal? La risposta è facile trovarla nelle cronache nere di tutte le provincie italiane.

Certamente rimane anche  lo smarrimento dei genitori di fronte alle insicurezze dei figli. 

Sullo sfondo, sicuramente anche per merito del regista Gennaro Nunziante, rimangono  la ricerca e il valore della spiritualità, cui tutti quanti abbiamo superficialmente rinunciato, ammaliati  dal consumismo  esasperato di una civiltà basata sul materialismo, e un ritorno ai valori di una società preindustriale, fatta di ritmi che procedevano a passi lenti e meditati, come impone ai nostri personaggi pellegrinanti  il Buen Camino di Santiago de Compostela. 

Un ultimo argomento, ma non per questo meno importante, riguarda la salute del protagonista. Soltanto l'attenzione e l'amore di  sua figlia che si accorge per tempo, riesce ad aprigli gli occhi prima che sia troppo tardi. Molti giovani pensano che il tumore alla prostata riguardi solo gli anziani (lui ha 50anni) e tra le righe, fra una risata e l'altra, ci ho visto un messaggio di prevenzione .   La canzoncina finale la dice tutta.

Per dirla con Ennio Flaiano: la situazione è grave ma non è seria.

O se preferite; ridiamo per non piangere.

1.01.2026

La rivincita della Musica

 



Dicono che tutti i mari siano collegati tra loro attraverso oceani e stretti, formando un unico sistema marino globale. E quindi, grazie al Canale di Suez, la Sardegna e il Mediterraneo sono  oggi collegati  artificialmente al Mar Rosso e quindi all Golfo Persico, nella cui costa occidentale, di fronte alla Persia, brilla la stella di Doha.
 
Ma se qualcuno avesse assistito al concerto di fine anno, organizzato il 31 dicembre 2025 dal Sardinia Opera del  Teatro Lirico  di Cagliari, non avrebbe avuto bisogno di sforzarsi a ricercare questi collegamenti geografici, che pure esistono, poiché i mari e gli oceani, costituiscono, attraverso le correnti, un unico bacino idrografico.
 
Ma nel Teatro civico di Cagliari, ieri sera, quando la Sardegna ha incontrato il Qatar, erano altre le correnti che si avvertivano in sala e che,  in alcuni magici istanti, hanno collegato i due mari: quello sardo mediterraneo e quello persico di Doha.
 
Queste correnti musicali hanno attraversato l'animo dei numerosi spettatori presenti, creando un'atmosfera musicale di fratellanza.
 
Così è accaduto che le percussioni dell'Ensemble Qatarino "Fijiri", due Darbuka e un Davul, si siano fusi alla perfezione con gli strumenti dell'orchestra del Lirico, composto di fiati, legni, ottoni, pianoforte e altre percussioni e ancor di più con le voci del Coro.
 
Chi era presente ha potuto avvertire delle sensazioni forti. Sembrava che quei suoni, nel loro insieme, richiamassero l'umanità a una fusione spirituale universale, che seppure troppo spesso rifiutata dalla ristretta visione dei politici e dei potenti del mondo, ha trovato tuttavia nella musica il proprio spirito guida.
 
E' innegabile che  anche le pietre sonore, magistralmente suonate dalla figlia del suo creatore Pinuccio Sciola e dal pianista Andrea Granitzio, abbiano saputo intercettare queste correnti musicali, che elevandosi nell'ampio spazio teatrale, hanno messo in comunicazione lo spirito dei presenti.
Personalmente ho sentito i ritmi che i musicisti davano ai pescatori di perle del Qatar. E ho percepito gli stessi suoni che riecheggiano nel nostro mar mediterraneo dal Marocco e dagli altri paesi che nel nostro mare si affacciano e che costituiscono un'entità culturale unica, dal punto di vista musicale, tale da comprendere tutti i paesi di tradizione araba, sin oltre la penisola arabica. E la Sardegna, che nel Mediterraneo troneggia da millenni, irradia tutt'attorno la sua musica, i suoi suoni, anche attraverso le pietre sonore di Pinuccio Sciola. Una sinfonia di suoni mediterranei che sarebbe sicuramente piaciuta a Fabrizio De André, convinto com'era che il mediterraneo costituisse un bacino unico di cultura e di suoni.
 
Anche il Gavino Murgia Quintet ha partecipato a questa sinfonia universale dei suoni, nel canto dei due mari, con i loro brani, magistralmente eseguiti, che nella forma musicale del jazz, richiamavano, a tratti,  il migliore Frank Zappa, nelle sue più ardite sperimentazioni, ma anche altri musicisti, più puri nella loro estrazione jazzistica, come Davis, Coltrane, e ancor di più Metheny, Di Meola e Mc Laughlin.
 
L'apice della serata, a parer mio, si è toccato con l'esecuzione di alcuni brani di Dana Al Fardan, tratti dall'album "Tempest", sapientemente arrangiati  nell'orchestrazione da Joris Laenen e per la parte corale dal maestro Giovanni Pasini, che ha diretto con autorevolezza e precisione l'orchestra, il coro (per l'occasione preparato dal maestro Riccardo Pinna)  e tutti gli altri musicisti presenti.
 
Un plauso speciale lo merita la violinista Anna Tifu (che porta avanti l'eredità musicale di Enzo Bosso), il pianista Andrea Granitzio e Gavino Murgia, con il suo impareggiabile sax.

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La perla finale, come sottolineato anche dal direttore Pasini, è stata l'esecuzione canora di Alice Marras che si è cimentata in "Andimironnai",  un brano tradizionale sardo, accompagnata dalla violinista di fama internazionale Anna Tifu al violino, da Gavino Murgia al sax solista, da Daniele Russo alla batteria solista e ancora dalla pietre sonore di Maria Sciola, che non ha fatto rimpiangere i triti e ritriti finali dei più classici tra i concerti di fine anno.
 
Un esperimento riuscito quindi, sia sul piano culturale, sia su quello più squisitamente musicale. Un auspicio per un futuro di pace e fratellanza, attraverso la musica.
 
Un elogio va in questo senso al sovrintendente Andrea Cigni che ha avuto il coraggio di rompere con la tradizione senza dimenticarsi che la buona musica va comunque veicolata con le giuste professionalità.

12.10.2025

Brunello: Il visionario garbato - Recensione

 

Spesso mi sono chiesto, in differenti momenti di sconforto e per le più diverse ragioni,  dove fossero  andati a finire gli italici ingegni che hanno illuminato il mondo nelle passate epoche. 

Possibile che siano andati tutti completamente dispersi? 

Ebbene, guardando il docu-film che Giuseppe  Tornatore ha dedicato a Brunello  Cucinelli, ho capito che niente, o quasi niente è andato perduto. 

Infatti è come se nella personalità di questo visionario imprenditore umbro, siano confluiti i geni e i canoni di bellezza e insieme di mitezza , altruismo e umiltà, che poi costituiscono grandezza, di San Francesco e San Benedetto, del Pinturicchio, del Perugino e di Mastro Giorgio, di  Pompili, Scarpellini, Alessi e altri ingegni del passato. 

Un film documentario bello e godibile che è anche un affresco della parabola economica e sociale attraversata dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, quando l’Italia si è trasformata da un paese a forte vocazione agricola, a potenza industriale i cui pilastri, oggi lo tocchiamo con mano, sono costituiti dagli stilisti e dai brand internazionali della moda, così come ieri erano incarnati dall’industria metalmeccanica, trasmigrata, tramontata o in perenne crisi, a parte qualche lodevole eccezione. 

Anche se in entrambi i casi, è bene ricordarlo, hanno visto degli abili artigiani trasformarsi in giganti industriali (valgano gli esempi di Enzo Ferrari e Giorgio Armani per tutti). 

Nel caso di Brunello Cucinelli si parte, nella narrazione cinematografica di Tornatore, da una famiglia contadina che, ancora legata al giogo arcaico della mezzadria, nei primi anni sessanta viene inurbata alla ricerca di un salario fisso è sicuro nella nascente industria post bellica, come milioni di altre famiglie, per le quali il viaggio di inurbamento sarà perfino più lungo. 

Ed è lì, in questa rinnovata realtà sociale, dove il relativo benessere economico  e la liberazione dalla semi schiavitù della terra (l’istituto giuridico della mezzadria verrà abolito soltanto nel 1982) , sembrano costituire un miglioramento nello svolgimento esistenziale, che il giovane Brunello scopre il lato atroce del capitalismo industriale italiano. La nuova realtà occupazionale si dimostra più feroce e umiliante della precedente, quell’asservimento alla terra, che altro non era che un perpetuarsi, in forma edulcorata, della servitù della gleba.

Così Brunello comincia a pensare e ad elaborare la sua teoria della dignità e della primazia dell’uomo, del lavoratore, sul profitto. Quasi una pagina rinnovata della dottrina sociale cattolica introdotta con la Rerum Novarum, visto che il soglio papale vive un’altra  stagione leonina.

La scintilla della vocazione del capitalismo della dignità e della solidarietà tra imprenditore e lavoratore, nasce in Brunello dalle lacrime che vede versare dal suo papà, umiliato da caporali feroci alla catena di montaggio.
Quella sofferenza fa nascere in Brunello l’esigenza di creare un ambiente lavorativo a dimensione umana. Il resto lo fanno certamente il suo ingegno e la sua fortuna, che vanno a braccetto con il coraggio e la sfida, con la voglia di vincere, come nel gioco delle carte, in cui Brunello eccelle sin da bambino, come la storia narrata da Tornatore mette ben in evidenza.
C’è un altro aspetto del film che non va trascurato. Qui, nella vicenda imprenditoriale di Cuccinelli, il salto quasi inevitabile che ogni gruppo industriale a dimensione internazionale e’ portato istintivamente a fare, non è finalizzato alla ricchezza personale, ma piuttosto a compartire la nuova ricchezza finanziaria con le maestranze, rispettate al punto che il gruppo Cuccinelli gli garantisce il salario anche in piena stagione  Covid, quando tutti i settori economici conoscono una crisi veramente terribile.
Una vera rivoluzione economica. Per questo ci siamo permessi di scomodare Francesco, Buonaventura e Benedetto... Continua a leggere qui
Qui siamo di fronte a qualcosa di epocale: la finanza , quella ricchezza che sfugge ai vecchi canoni economici dei valori reali, collegati alle materie prime e al lavoro, secondo l’insegnamento dei classici, non sono più appannaggio dell’avido capitalista, dei capitani d’industria, degli speculatori di borsa, che vedono il valore dei propri cespiti moltiplicato all’infinito, e questo plusvalore finanziario, viene utilizzato a beneficio della salvaguardia dei salari e al miglioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti, in nome della loro inalienabile dignità.
Viene da chiedersi, come mai gli altri capitalisti e finanzieri d’assalto occidentali, preferiscano invece licenziare, incrementando il divario economico che separa oggi i ricchi, sempre più ricchi, dai poveri, sempre più disperati.
Un divario che è già voragine e che rischia di inghiottire tutti quanti, ricchi e poveri. Auspico così una nuova enciclica papale, che richiami i finanzieri e gli speculatori alla solidarietà,  al rispetto della dignità umana dei lavoratori.
Certo non tutti sono nati all’ombra dei grandi del passato, come nel caso di Brunello, e neppure possono vantare ascendenti del calibro dei geni italiani del passato, ma un richiamo ex cathedra alle coscienze non cadrebbe nel vuoto.
Una pellicola di pregio che si fa facilmente perdonare qualche scivolata, come il pantalone verde sotterrato (uno spreco inammissibile che stride con gli indubbi sacrifici che la mamma di Brunello deve aver fatto per acquistarlo) e la  colpevole bestemmia, veritiera in un ambiente che ha subito per tanto tempo il potere temporale di papi non sempre, anzi quasi mai, illuminati, superficialmente perdonata dal parroco (neppure don Andrea, il prete di strada, avrebbe osato tanto).
Un film che mi ha ricordato, per il suo spessore socio-culturale, il capolavoro di Bernardo Bertolucci "Novecento".
Oltre alla pregevole regia e all'autentica interpretazione di se stessi di Brunello e Oprah  Winfrey, sono da segnalare i tre interpreti di Brunello nelle diverse fasi della sua vita (su tutti e tre a me è piaciuto il piccolo Francesco Cannevale) e le musiche del premio Oscar Nicola Piovani. 
Il musicista non si è limitato a comporre una colonna sonora esclusivamente strumentale ma ha inserito nella partitura, delle intense ed emozionanti parti corali a sostegno dei momenti ora gioiosi ora drammatici del protagonista.


12.09.2025

Tra Apuleio e Dickinson


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I miei Salmi, in versi e in rima, non smettono di darmi delle grandi soddisfazioni spirituali. 

Oggi occupano la settantunesima posizione tra le poesie più lette  di Amazon, tra l'esuberante Apuleio e la divina Emily Dickinson. 

Nel segnalare  che esiste anche una versione cartacea dei miei Salmi in rima (accessibile attraverso il link sottostante), ricordo agli amanti della Poesia che il meglio si trova sempre e comunque nell'Originale.

Buone Feste a tutti.

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Ignazio Salvatore Basile "Miglior Autore Regionale" per la Sardegna 2026

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