11.18.2025

Il Maestro, la mia recensione sul film del regista Andrea Di Stefano

 Sarà forse perché il Tennis è stato uno dei pochi sport che ho praticato da giovane, o magari per il fatto che adesso, c’è un italiano che occupa il primo posto del Rank Mondiale ATP, ma il film "Il Maestro" del regista Andrea Di Stefano è stato di mio gradimento

Non è un film consigliato per chi ami esclusivamente i film d’azione ma va ben al di là di certe italiche commedie, insulse e mal recitate che soprattutto in periodo pre-nalatizio vengono prodotte in serie.
La pellicola intanto fa pensare. Il che, di questi tempi, non è poco. Fa pensare a quanto sia pericoloso e sbagliato, da parte dei genitori, scaricare le loro frustrazioni nervose o i loro sogni di gloria e di guadagni facili sui figli. E non si dica o si pensi che , trattandosi di Tennis, da sempre considerato sport minoritario d’élite, il tema sia di poco conto. Basterà spostare il focus della pellicola dal Tennis al Calcio, per capire quanto sia vasto e diffuso il fenomeno dell’arrivismo genitoriale in ambito sportivo e quanto gravi siano le sue ricadute in ambito sociale.

Le famiglie, ai giovani, dovrebbero sforzarsi di trasmettere il loro amore per la cultura (ammesso che ne abbiano da parte loro) e non l’ambizione di scalare il ranking mondiale per fare soldi a tutti i costi. Da questo punto di vista il calcio e il tennis diventano altamente diseducativi e fuorvianti, imponendo dei modelli che spingano i giovani a tralasciare la cultura e lo studio, a favore delle scarpette, dei palloni o delle palline, dei calzettoni parastinchi e delle racchette, per rincorrere un sogno che si avvera per pochi.  Il resto degli aspiranti astri sportivi rimane magari ai bordi del campo, a infoltire le schiere dei fanatici che talvolta, troppo spesso direi, sfogano le loro frustrazioni nella violenza, aggredendo i loro supposti avversari (cioè i tifosi come loro, ma di segno e di colori opposti) nelle strade o direttamente negli stadi. 

Occorrerebbe che lo sport venisse insegnato invece,  sganciato da ogni competizione personale e, soprattutto, slegato da ogni ambizione di arricchimento e facili guadagni.
Il film conferma le doti di recitazione di Pierfrancesco Favino e costituisce una gradevole sorpresa del giovanissimo Tiziano Menichelli per l’interpretazione del personaggio del piccolo Felice. Il resto degli attori direi decorosi con un plauso particolare al cammeo di Edvige Fenech che finalmente ha avuto l’occasione di recitare vestita da capo a piedi. Ottima l’interpretazione di Giovanni Ludeno che conferma le sue doti recitative già messe in mostra in altre pellicole e perfino in TV come valida spalla nella serie televisiva di buon successo, ‘Le indagini di Lolita Lobosco", prodotta dalla RAI.
Seppur non sia un tecnico della cinematografia, mi permetto di fare un piccolo appunto personale. Ho trovato esagerato l'eccesso di primi piani sui visi in momenti in cui avrei gradito il campo lungo, soprattutto durante le partite di tennis.

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