1.01.2026

La rivincita della Musica

 



Dicono che tutti i mari siano collegati tra loro attraverso oceani e stretti, formando un unico sistema marino globale. E quindi, grazie al Canale di Suez, la Sardegna e il Mediterraneo sono  oggi collegati  artificialmente al Mar Rosso e quindi all Golfo Persico, nella cui costa occidentale, di fronte alla Persia, brilla la stella di Doha.
 
Ma se qualcuno avesse assistito al concerto di fine anno, organizzato il 31 dicembre 2025 dal Sardinia Opera del  Teatro Lirico  di Cagliari, non avrebbe avuto bisogno di sforzarsi a ricercare questi collegamenti geografici, che pure esistono, poiché i mari e gli oceani, costituiscono, attraverso le correnti, un unico bacino idrografico.
 
Ma nel Teatro civico di Cagliari, ieri sera, quando la Sardegna ha incontrato il Qatar, erano altre le correnti che si avvertivano in sala e che,  in alcuni magici istanti, hanno collegato i due mari: quello sardo mediterraneo e quello persico di Doha.
 
Queste correnti musicali hanno attraversato l'animo dei numerosi spettatori presenti, creando un'atmosfera musicale di fratellanza.
 
Così è accaduto che le percussioni dell'Ensemble Qatarino "Fijiri", due Darbuka e un Davul, si siano fusi alla perfezione con gli strumenti dell'orchestra del Lirico, composto di fiati, legni, ottoni, pianoforte e altre percussioni e ancor di più con le voci del Coro.
 
Chi era presente ha potuto avvertire delle sensazioni forti. Sembrava che quei suoni, nel loro insieme, richiamassero l'umanità a una fusione spirituale universale, che seppure troppo spesso rifiutata dalla ristretta visione dei politici e dei potenti del mondo, ha trovato tuttavia nella musica il proprio spirito guida.
 
E' innegabile che  anche le pietre sonore, magistralmente suonate dalla figlia del suo creatore Pinuccio Sciola e dal pianista Andrea Granitzio, abbiano saputo intercettare queste correnti musicali, che elevandosi nell'ampio spazio teatrale, hanno messo in comunicazione lo spirito dei presenti.
Personalmente ho sentito i ritmi che i musicisti davano ai pescatori di perle del Qatar. E ho percepito gli stessi suoni che riecheggiano nel nostro mar mediterraneo dal Marocco e dagli altri paesi che nel nostro mare si affacciano e che costituiscono un'entità culturale unica, dal punto di vista musicale, tale da comprendere tutti i paesi di tradizione araba, sin oltre la penisola arabica. E la Sardegna, che nel Mediterraneo troneggia da millenni, irradia tutt'attorno la sua musica, i suoi suoni, anche attraverso le pietre sonore di Pinuccio Sciola. Una sinfonia di suoni mediterranei che sarebbe sicuramente piaciuta a Fabrizio De André, convinto com'era che il mediterraneo costituisse un bacino unico di cultura e di suoni.
 
Anche il Gavino Murgia Quintet ha partecipato a questa sinfonia universale dei suoni, nel canto dei due mari, con i loro brani, magistralmente eseguiti, che nella forma musicale del jazz, richiamavano, a tratti,  il migliore Frank Zappa, nelle sue più ardite sperimentazioni, ma anche altri musicisti, più puri nella loro estrazione jazzistica, come Davis, Coltrane, e ancor di più Metheny, Di Meola e Mc Laughlin.
 
L'apice della serata, a parer mio, si è toccato con l'esecuzione di alcuni brani di Dana Al Fardan, tratti dall'album "Tempest", sapientemente arrangiati  nell'orchestrazione da Joris Laenen e per la parte corale dal maestro Giovanni Pasini, che ha diretto con autorevolezza e precisione l'orchestra, il coro (per l'occasione preparato dal maestro Riccardo Pinna)  e tutti gli altri musicisti presenti.
 
Un plauso speciale lo merita la violinista Anna Tifu (che porta avanti l'eredità musicale di Enzo Bosso), il pianista Andrea Granitzio e Gavino Murgia, con il suo impareggiabile sax.

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La perla finale, come sottolineato anche dal direttore Pasini, è stata l'esecuzione canora di Alice Marras che si è cimentata in "Andimironnai",  un brano tradizionale sardo, accompagnata dalla violinista di fama internazionale Anna Tifu al violino, da Gavino Murgia al sax solista, da Daniele Russo alla batteria solista e ancora dalla pietre sonore di Maria Sciola, che non ha fatto rimpiangere i triti e ritriti finali dei più classici tra i concerti di fine anno.
 
Un esperimento riuscito quindi, sia sul piano culturale, sia su quello più squisitamente musicale. Un auspicio per un futuro di pace e fratellanza, attraverso la musica.
 
Un elogio va in questo senso al sovrintendente Andrea Cigni che ha avuto il coraggio di rompere con la tradizione senza dimenticarsi che la buona musica va comunque veicolata con le giuste professionalità.

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