11.30.2025

Delitto al quadrivio

 

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Capitolo Quinto

 

La notizia del delitto del Quadrivio campeggiava ancora in prima pagina nei quotidiani regionali.

L’Opinione, pur di tenere desta l’attenzione dei lettori su quello che era divenuto ormai l’efferato  delitto del Poetto, rimestava ancora la stessa notizia, arricchendola con nuovi particolari sulle personalità della vittima e del carnefice, definito anche mostro, assassino, omicida, ancorché sempre presunto (ma la presunzione veniva sempre messa tra parentesi, pro forma, dato che l’articolista faceva trasparire che l’indiziato  fosse  senza dubbio l’autore del reato).

«Minestra riscaldata» – pensò il Commissario De Candia dopo aver letto l’articolo di Chiara Coseno, capo redattrice della cronaca nera dell’Opinione.

Di nuovo, se così si può dire, c’era la notizia che l’interrogatorio di garanzia era previsto per la mattinata di mercoledì, che l’indagato si sarebbe avvalso , probabilmente , della facoltà di non rispondere, che l’autopsia si sarebbe svolta sabato mattina e che l’arresto sarebbe stato senza dubbio convalidato (ma questa era un’illazione, sulla base del fatto che le prove apparivano schiaccianti).

 

 

 

 

 

 

 

La capo-redattrice chiudeva l’articolo preannunciando uno speciale per l’uscita di giovedì, che conteneva un’intervista a Emanuela Olivares, della SelenTVSAT, conduttrice del fortunato  spettacolo “Colpevole o Innocente?”, un programma che, ad imitazione delle TV Nazionali, celebrava i processi in parallelo coi Tribunali, appassionando il pubblico, diviso in due fazioni, entrambe convintissime, sulla base di mere sensazioni personali, sganciate da ogni riflessione razionale e giuridica, della fondatezza della propria teoria.

Il commissario De Candia detestava quel genere di programmi, forse perché di fascicoli di omicidio, caldi, caldi, ne aveva ben sei sulla sua scrivania (senza contare quelli tiepidi e quelli ormai freddi).

O forse detestava certe televisioni tout court.

«Certo i processi in TV erano di più facile soluzione!» – mormorò tra sé il commissario De Candia osservando i fascicoli impilati sul ripiano della sua scrivania.

Il commissario De Candia non aveva fatto sempre parte della Squadra Omicidi. Nei primi anni settanta, appena entrato nella Polizia di Stato, fresco vincitore di concorso, era stato inserito nella Buon Costume.

 

 

 

 

 

 

 

Poi, stanco di avere a che fare con prostitute e magnaccia, aveva chiesto di essere trasferito. I suoi superiori gli avevano parlato di un programma particolare dove, con opportuni accorgimenti, si sarebbe potuto inserire.

Così si era trasferito alla Scuola Sperimentale della Polizia di Stato di Trieste, un nome ordinario che nascondeva dei programmi avvolti nella massima riservatezza, dietro un’apparenza accademica quasi banale.   E lì era avvenuta la sua trasformazione, fisica e psicologica.

Per essere un agente sotto copertura, gli fu spiegato, occorreva innanzitutto cambiare modus operandi, per acquisire nuovi abiti mentali. E per smaltire la puzza di sbirro, gli dissero in un gergo nuovo e ufficioso, occorreva cambiare d’aspetto.

Dopo alcuni test attitudinali fu scelto come agente sotto copertura della Sezione Narcotici. Gli insegnarono un nuovo modo di abbigliarsi e gli suggerirono di farsi crescere barba e capelli. L’opera di trasformazione fisica fu completata con un piccolo orecchino d’oro a cerchio piantato nel lobo sinistro (quella fu la parte più dolorosa della sua  mutazione fisica).

 

 

 

 

 

 

 

Non fu difficile per lui apprendere il gergo del mondo delle sostanze stupefacenti prima in lingua italiana e poi in lingua spagnola (abbastanza facile per lui che aveva un’ascendente in linea retta di madre lingua) e infine in lingua inglese (dove eccelleva per studio e per passione).

E dopo un intenso periodo di studio teorico e un rapido corso di pratica fu pronto per infiltrarsi negli ambienti romani dove si consumava e si spacciava, soprattutto marihuana e hashish.

Da lì, piano, piano, riuscì ad infiltrarsi in alcuni grossi giri dello spaccio internazionale prima a Londra e poi a Panama e in Colombia.

Nonostante la sua meticolosa preparazione, dopo qualche anno quella vita sregolata e così diversa dalle sue abitudini e dai suoi costumi, lo logorò al punto che chiese di essere esonerato e di tornare alle sue mansioni ordinarie, nei ranghi ufficiali del servizio di pubblica sicurezza.

Era arrivato al punto di non ricordare più quando e perché fosse iniziata quella sua nuova vita. E si chiedeva con angoscia se lui fosse quello che era prima oppure se la sua nuova personalità avesse definitivamente preso il sopravvento sulla prima e originaria di poliziotto formale e regolare.

 

 

 

 

 

 

In ogni caso doveva ricollegarsi a ciò che era stato, prima di perdersi completamente nei meandri di quelle esperienze fuori dall’ordinario che lo avevano indotto a percepire il mondo in maniera totalmente differente da prima.

Fu più faticoso di quanto avesse immaginato  riabituarsi a quella vita di routine e fare a meno del fumo, con cui aveva convissuto, travolto dal vortice della sua immedesimazione di copertura.

Per  fortuna che i suoi istruttori gli avevano precisato che in quell’ambiente, non tutti gli spacciatori erano per forza dei consumatori, soprattutto con riguardo alle droghe definite pesanti, anche se tutti o quasi erano quantomeno dei fumatori. E anche se gli  avevano descritto gli effetti del fumo e come simularli, fingendo di inalare e di immagazzinare nei polmoni il fumo, lui aveva finito per fumare sul serio, forse preso dalla curiosità, o per un falso senso del dovere o per una sorta di deformazione professionale. O magari per paura di essere scoperto.

Ecco, forse era stata proprio la paura a imporgli di smettere con quel lavoro sotto copertura. E non solo la paura di essere scoperto da quelli con cui si fingeva amico e complice ma che in realtà dovevano essere i suoi nemici.

 

 

 

 

 

 

 

E se verso gli spacciatori non provava dubbi né rimorsi nell’averli ingannati, al riguardo dei semplici consumatori che aveva dovuto frequentare per arrivare ai loro fornitori, aveva cominciato a sentirsi in colpa.

E così che era entrato in crisi sulla sua essenza più intima e profonda.

Chi era davvero? Chi era diventato? Come poteva continuare a fingere di essere ciò che non era? O era diventato davvero un’altra persona, diversa da prima che accettasse di infiltrarsi un quel mondo di allucinazioni e finzioni?

Ma ora era tutto finito. Si era ricollegato al suo mondo di prima e aveva riacquistato la sua serenità e la sua forza originarie, di quando era entrato in polizia seguendo le orme di suo padre e i suoi ideali di combattere per un mondo migliore, dalla parte del bene nella lotta eterna contro il male.

11.19.2025

Il romanzo di De André


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 Serata all’insegna della poesia e della musica quella del 22 novembre organizzata dagli Amici del Libro di Borore. Col libro di Ignazio Salvatore Basile dal titolo 

Sicuramente ligure ma anche un poco sardo cartaginese".

Si parlerà di Fabrizio de André e del suo profondo legame con la Sardegna. Nonostante il sequestro subìto, insieme alla sua compagna di una vita Dori Ghezzi, il suo legame con l’isola si è rinforzato. 

L’autore del libro, Ignazio Salvatore Basile, traccia un ritratto inedito del cantautore genovese, sottolineando la sua immensa grandezza e la sua capacità, attraverso le sue canzoni, di entusiasmare intere generazioni.


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11.18.2025

Il Maestro, la mia recensione sul film del regista Andrea Di Stefano

 Sarà forse perché il Tennis è stato uno dei pochi sport che ho praticato da giovane, o magari per il fatto che adesso, c’è un italiano che occupa il primo posto del Rank Mondiale ATP, ma il film "Il Maestro" del regista Andrea Di Stefano è stato di mio gradimento

Non è un film consigliato per chi ami esclusivamente i film d’azione ma va ben al di là di certe italiche commedie, insulse e mal recitate che soprattutto in periodo pre-nalatizio vengono prodotte in serie.
La pellicola intanto fa pensare. Il che, di questi tempi, non è poco. Fa pensare a quanto sia pericoloso e sbagliato, da parte dei genitori, scaricare le loro frustrazioni nervose o i loro sogni di gloria e di guadagni facili sui figli. E non si dica o si pensi che , trattandosi di Tennis, da sempre considerato sport minoritario d’élite, il tema sia di poco conto. Basterà spostare il focus della pellicola dal Tennis al Calcio, per capire quanto sia vasto e diffuso il fenomeno dell’arrivismo genitoriale in ambito sportivo e quanto gravi siano le sue ricadute in ambito sociale.

Le famiglie, ai giovani, dovrebbero sforzarsi di trasmettere il loro amore per la cultura (ammesso che ne abbiano da parte loro) e non l’ambizione di scalare il ranking mondiale per fare soldi a tutti i costi. Da questo punto di vista il calcio e il tennis diventano altamente diseducativi e fuorvianti, imponendo dei modelli che spingano i giovani a tralasciare la cultura e lo studio, a favore delle scarpette, dei palloni o delle palline, dei calzettoni parastinchi e delle racchette, per rincorrere un sogno che si avvera per pochi.  Il resto degli aspiranti astri sportivi rimane magari ai bordi del campo, a infoltire le schiere dei fanatici che talvolta, troppo spesso direi, sfogano le loro frustrazioni nella violenza, aggredendo i loro supposti avversari (cioè i tifosi come loro, ma di segno e di colori opposti) nelle strade o direttamente negli stadi. 

Occorrerebbe che lo sport venisse insegnato invece,  sganciato da ogni competizione personale e, soprattutto, slegato da ogni ambizione di arricchimento e facili guadagni.
Il film conferma le doti di recitazione di Pierfrancesco Favino e costituisce una gradevole sorpresa del giovanissimo Tiziano Menichelli per l’interpretazione del personaggio del piccolo Felice. Il resto degli attori direi decorosi con un plauso particolare al cammeo di Edvige Fenech che finalmente ha avuto l’occasione di recitare vestita da capo a piedi. Ottima l’interpretazione di Giovanni Ludeno che conferma le sue doti recitative già messe in mostra in altre pellicole e perfino in TV come valida spalla nella serie televisiva di buon successo, ‘Le indagini di Lolita Lobosco", prodotta dalla RAI.
Seppur non sia un tecnico della cinematografia, mi permetto di fare un piccolo appunto personale. Ho trovato esagerato l'eccesso di primi piani sui visi in momenti in cui avrei gradito il campo lungo, soprattutto durante le partite di tennis.

11.09.2025

Il crollo del muro di Berlino

 

Le lingue sono state scambiate

11.02.2025

In viaggio come un Pellegrino

 


In questo ponte della Festa di tutti i Santi mi sono recato in pellegrinaggio a Roma con l'UNITALSI. L'itinerario prevedeva la visita alle quattro principali basiliche romane: San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e San Paolo Fuori le Mura.

 Quando mi sono fermato in contemplazione davanti all'icona mariana Salus Populi Romani, custodita nella basilica papale di Santa Maria Maggiore, mi è subito balzata  alla mente la visione di papa Francesco. 

L'ho rivisto come se fosse allora,  in piena pandemia Covid, nel marzo del 2020, ergersi in tutta la sua statura morale e spirituale, sotto la pioggia, in compagnia del Crocifisso di San Marcello al Corso, in una Piazza san Pietro, spettrale e deserta. 

Un uomo solo, pellegrino sulla terra, che mostrava al mondo il simbolo dell'umanità  ferita, gemente, stordita, confusa, trepidante, che in, in quel momento drammatico, sentiva sulle sue spalle tutta la fragilità e i limiti dell'essere umano. Un'umanità incredula, tradita e vilipesa,  nella sua dignità,  dal progresso fallace, agonizzante dopo il delirio di onnipotenza che un materialismo esacerbato ci ha portato, in questo terzo millennio, ad esaltare e a innalzare come un idolo inarrivabile, un dispensatore di doni e di felicità.

La potenza evocatrice di quell'immagine, dove la fragilità umana del papa pellegrino in terra, si fondeva con il simbolo  della grandezza e dell'umiltà,  rappresentato dal Crocifisso, manifestava e confermava il suo significato più intimo e profondo nelle parole che Francesco riecheggiava dal Vangelo, richiamando l'immagine degli Apostoli spauriti nel mar di Tiberiade,  nella barca sballottata dalla furia della tempesta. 

Un richiamo che mostrava  insieme  paura,  e desiderio di speranza e di conforto: "Signore, non t'importa che noi moriamo?" 

"Perché tremate uomini? Non avete ancora abbastanza  fede? Tornate a me, uomini che siete offesi, umiliati, impauriti da un mondo presuntuoso, arrogante e superbo convinto di trovare sicurezza nel potere, nei piaceri, nel danaro".

Messaggi più che mai attuali, adesso, dopo cinque anni da quell'iconica apparizione in piazza San Pietro, mentre il Mediterraneo, l' Europa e  il mondo intero bruciano sotto le bombe, e i soldati, i vecchi  e i bambini soccombono, vittime della guerra.

 Sbaglia chi pensa che un pellegrinaggio sia soltanto un viaggio di preghiera e di dolore. Si vive molto di più di questo andando in pellegrinaggio. Se la fede, o la ricerca della fede, possono essere la molla che ci spinge ad intraprendere il viaggio, nella quotidianità del percorso si tocca con mano la solidarietà con gli ultimi, con i più fragili, con i diversamente abili che vengono messi in condizione di condividere l'esperienza dall'aiuto disinteressato dei volontari che affiancano le diverse associazioni, oggi rappresentate dall'UNITALSI ma presenti in tutta Italia in diverse forme. Per poi essere accolti in prima fila, a San Pietro, per vedere e sentire papa Leone che,  nella sua omelia,  conferma la predilezione della Chiesa di Cristo per questi fratelli che sono i testimoni del senso più autentico del vivere la fratellanza.

E poi c'è l'arte, quel linguaggio universale che spinge anche gli atei dentro le chiese ad ammirare l'ingegno e i sentimenti umani che prendono forma, nel tentativo di svelare il mistero che  avvolge e compenetra la presenza dell'uomo sulla terra.

Siamo tutti pellegrini sulla terra. Pur se a volte inconsapevoli di esserlo.


Ridere per non piangere - Recensione del film Buen Camino di Zalone

  C'era una volta Fantozzi; poi vennero Carlo Verdone e  il cine panettone e, a seguire, venne Pieraccioni.  Adesso è il momento di Chec...