12.07.2025

Ode a Maria - In versi e in rima

 

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Ave Maria, Madre del Dio Vivente,

scrigno del più prezioso dei tesori,

generatrice dell’Onnipotente,

 

di Colui che è Fattore dagli albori,

di Colui che è per sempre e sarà!

Madre che lenisci i nostri dolori,

 

luce di gran conforto e di pietà!

Avvocata a cause nostre infelici,

virtù inimitabile per beltà!

 

Aiuto a peccatori e peccatrici,

rifugio che ami l’uomo e lo sostieni!

Modello di bontà e sacrifici,

 

miniera aurea dai filoni ripieni

di gioie d’inesauribile valore,

Tu, che sola vuoi, richiedi e ottieni

 

da Tuo figlio Gesù Il Redentore;

Tu, che riscatto sei stata di Eva,

umilmente servendo Il Creatore

 

 

 

nel progetto che per noi prevedeva

il perdono dall’antico peccato!

Perfezione e Mistero che s’eléva,

 

‘sì arduo da capire e complicato!

Madonna Madre di Gesù Salvezza

Che col Suo sangue l’uomo ha riscattato

 

Dalla sua originaria nefandezza!

Non basta il misero pensiero umano

Per spiegare il mistero di grandezza,

 

che pur venendo da così lontano

s’è fatto carne sulla nuda terra;

e Tu, Tu l’hai cresciuto, piano, piano,

 

covando in cuor ciò che ogni mamma inserra

per il sangue del sangue del suo sangue,

  conscia del Suo destino amaro; ed erra

 

chi non avverte il cuore che langue

di una mamma che generosamente,

quel Santo frutto di Sua carne esangue

 

non vuole abbia sofferto inutilmente!


ignazio salvatore basile- disegno di Nino Stagi

 

12.02.2025

Il ritorno della Tigre

 


Emilio Salgari  pubblicò questo bellissimo romanzo,  a puntate,  alla fine del secolo diciannovesimo. Sandokan o la Tigre della Malesia è diventato un orgoglio letterario italiano nel mondo. E dopo la sua pubblicazione in volume, ha conosciuto traduzioni in tantissime lingue e diverse trasposizioni cinematografiche e televisive.

Dell''ultima in ordine cronologico, realizzata in quattro puntate, la Rai ha trasmesso la prima puntata proprio ieri sera.

La storia è rispettosa della tradizione salgariana, le riprese convincenti, la recitazione di qualità, l'azione assicurata.

Un buon prodotto televisivo, tutto sommato,  questo lavoro diretto da Jan Maria Michelini Nicola Abbatangelo e interpretato da Can Yaman nelle vesti di Sandokan;  Ed Westwick come Lord James Brooke;  Alessandro Preziosi nell'eccentrico e simpatico Yanez de Gomera; Alanah Bloor  nella bella e affascinante Lady Marianne Guillonk, la Perla di Labuan e  Madeleine Price nella brava e coraggiosa Sani Angeliqa Devi.

Io che ho amato da sempre Sandokan,  prima nelle pagine di Salgari e poi nella serie televisiva degli anni settanta interpretata da Kabir Bedi e Philippe Le Roy, ritengo che questa nuova produzione, almeno a giudicare da questa prima puntata, sia all'altezza delle precedenti versioni televisive e cinematografiche.

E d'altronde mi pare fuori luogo e poco elegante fare dei paragoni, a distanza di mezzo secolo. 

Siamo in epoche diverse, anche se Sandokan è immortale, grazie al genio letterario di Emilio Salgari.


11.30.2025

Delitto al quadrivio

 

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Capitolo Quinto

 

La notizia del delitto del Quadrivio campeggiava ancora in prima pagina nei quotidiani regionali.

L’Opinione, pur di tenere desta l’attenzione dei lettori su quello che era divenuto ormai l’efferato  delitto del Poetto, rimestava ancora la stessa notizia, arricchendola con nuovi particolari sulle personalità della vittima e del carnefice, definito anche mostro, assassino, omicida, ancorché sempre presunto (ma la presunzione veniva sempre messa tra parentesi, pro forma, dato che l’articolista faceva trasparire che l’indiziato  fosse  senza dubbio l’autore del reato).

«Minestra riscaldata» – pensò il Commissario De Candia dopo aver letto l’articolo di Chiara Coseno, capo redattrice della cronaca nera dell’Opinione.

Di nuovo, se così si può dire, c’era la notizia che l’interrogatorio di garanzia era previsto per la mattinata di mercoledì, che l’indagato si sarebbe avvalso , probabilmente , della facoltà di non rispondere, che l’autopsia si sarebbe svolta sabato mattina e che l’arresto sarebbe stato senza dubbio convalidato (ma questa era un’illazione, sulla base del fatto che le prove apparivano schiaccianti).

 

 

 

 

 

 

 

La capo-redattrice chiudeva l’articolo preannunciando uno speciale per l’uscita di giovedì, che conteneva un’intervista a Emanuela Olivares, della SelenTVSAT, conduttrice del fortunato  spettacolo “Colpevole o Innocente?”, un programma che, ad imitazione delle TV Nazionali, celebrava i processi in parallelo coi Tribunali, appassionando il pubblico, diviso in due fazioni, entrambe convintissime, sulla base di mere sensazioni personali, sganciate da ogni riflessione razionale e giuridica, della fondatezza della propria teoria.

Il commissario De Candia detestava quel genere di programmi, forse perché di fascicoli di omicidio, caldi, caldi, ne aveva ben sei sulla sua scrivania (senza contare quelli tiepidi e quelli ormai freddi).

O forse detestava certe televisioni tout court.

«Certo i processi in TV erano di più facile soluzione!» – mormorò tra sé il commissario De Candia osservando i fascicoli impilati sul ripiano della sua scrivania.

Il commissario De Candia non aveva fatto sempre parte della Squadra Omicidi. Nei primi anni settanta, appena entrato nella Polizia di Stato, fresco vincitore di concorso, era stato inserito nella Buon Costume.

 

 

 

 

 

 

 

Poi, stanco di avere a che fare con prostitute e magnaccia, aveva chiesto di essere trasferito. I suoi superiori gli avevano parlato di un programma particolare dove, con opportuni accorgimenti, si sarebbe potuto inserire.

Così si era trasferito alla Scuola Sperimentale della Polizia di Stato di Trieste, un nome ordinario che nascondeva dei programmi avvolti nella massima riservatezza, dietro un’apparenza accademica quasi banale.   E lì era avvenuta la sua trasformazione, fisica e psicologica.

Per essere un agente sotto copertura, gli fu spiegato, occorreva innanzitutto cambiare modus operandi, per acquisire nuovi abiti mentali. E per smaltire la puzza di sbirro, gli dissero in un gergo nuovo e ufficioso, occorreva cambiare d’aspetto.

Dopo alcuni test attitudinali fu scelto come agente sotto copertura della Sezione Narcotici. Gli insegnarono un nuovo modo di abbigliarsi e gli suggerirono di farsi crescere barba e capelli. L’opera di trasformazione fisica fu completata con un piccolo orecchino d’oro a cerchio piantato nel lobo sinistro (quella fu la parte più dolorosa della sua  mutazione fisica).

 

 

 

 

 

 

 

Non fu difficile per lui apprendere il gergo del mondo delle sostanze stupefacenti prima in lingua italiana e poi in lingua spagnola (abbastanza facile per lui che aveva un’ascendente in linea retta di madre lingua) e infine in lingua inglese (dove eccelleva per studio e per passione).

E dopo un intenso periodo di studio teorico e un rapido corso di pratica fu pronto per infiltrarsi negli ambienti romani dove si consumava e si spacciava, soprattutto marihuana e hashish.

Da lì, piano, piano, riuscì ad infiltrarsi in alcuni grossi giri dello spaccio internazionale prima a Londra e poi a Panama e in Colombia.

Nonostante la sua meticolosa preparazione, dopo qualche anno quella vita sregolata e così diversa dalle sue abitudini e dai suoi costumi, lo logorò al punto che chiese di essere esonerato e di tornare alle sue mansioni ordinarie, nei ranghi ufficiali del servizio di pubblica sicurezza.

Era arrivato al punto di non ricordare più quando e perché fosse iniziata quella sua nuova vita. E si chiedeva con angoscia se lui fosse quello che era prima oppure se la sua nuova personalità avesse definitivamente preso il sopravvento sulla prima e originaria di poliziotto formale e regolare.

 

 

 

 

 

 

In ogni caso doveva ricollegarsi a ciò che era stato, prima di perdersi completamente nei meandri di quelle esperienze fuori dall’ordinario che lo avevano indotto a percepire il mondo in maniera totalmente differente da prima.

Fu più faticoso di quanto avesse immaginato  riabituarsi a quella vita di routine e fare a meno del fumo, con cui aveva convissuto, travolto dal vortice della sua immedesimazione di copertura.

Per  fortuna che i suoi istruttori gli avevano precisato che in quell’ambiente, non tutti gli spacciatori erano per forza dei consumatori, soprattutto con riguardo alle droghe definite pesanti, anche se tutti o quasi erano quantomeno dei fumatori. E anche se gli  avevano descritto gli effetti del fumo e come simularli, fingendo di inalare e di immagazzinare nei polmoni il fumo, lui aveva finito per fumare sul serio, forse preso dalla curiosità, o per un falso senso del dovere o per una sorta di deformazione professionale. O magari per paura di essere scoperto.

Ecco, forse era stata proprio la paura a imporgli di smettere con quel lavoro sotto copertura. E non solo la paura di essere scoperto da quelli con cui si fingeva amico e complice ma che in realtà dovevano essere i suoi nemici.

 

 

 

 

 

 

 

E se verso gli spacciatori non provava dubbi né rimorsi nell’averli ingannati, al riguardo dei semplici consumatori che aveva dovuto frequentare per arrivare ai loro fornitori, aveva cominciato a sentirsi in colpa.

E così che era entrato in crisi sulla sua essenza più intima e profonda.

Chi era davvero? Chi era diventato? Come poteva continuare a fingere di essere ciò che non era? O era diventato davvero un’altra persona, diversa da prima che accettasse di infiltrarsi un quel mondo di allucinazioni e finzioni?

Ma ora era tutto finito. Si era ricollegato al suo mondo di prima e aveva riacquistato la sua serenità e la sua forza originarie, di quando era entrato in polizia seguendo le orme di suo padre e i suoi ideali di combattere per un mondo migliore, dalla parte del bene nella lotta eterna contro il male.

11.19.2025

Il romanzo di De André


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 Serata all’insegna della poesia e della musica quella del 22 novembre organizzata dagli Amici del Libro di Borore. Col libro di Ignazio Salvatore Basile dal titolo 

Sicuramente ligure ma anche un poco sardo cartaginese".

Si parlerà di Fabrizio de André e del suo profondo legame con la Sardegna. Nonostante il sequestro subìto, insieme alla sua compagna di una vita Dori Ghezzi, il suo legame con l’isola si è rinforzato. 

L’autore del libro, Ignazio Salvatore Basile, traccia un ritratto inedito del cantautore genovese, sottolineando la sua immensa grandezza e la sua capacità, attraverso le sue canzoni, di entusiasmare intere generazioni.


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11.18.2025

Il Maestro, la mia recensione sul film del regista Andrea Di Stefano

 Sarà forse perché il Tennis è stato uno dei pochi sport che ho praticato da giovane, o magari per il fatto che adesso, c’è un italiano che occupa il primo posto del Rank Mondiale ATP, ma il film "Il Maestro" del regista Andrea Di Stefano è stato di mio gradimento

Non è un film consigliato per chi ami esclusivamente i film d’azione ma va ben al di là di certe italiche commedie, insulse e mal recitate che soprattutto in periodo pre-nalatizio vengono prodotte in serie.
La pellicola intanto fa pensare. Il che, di questi tempi, non è poco. Fa pensare a quanto sia pericoloso e sbagliato, da parte dei genitori, scaricare le loro frustrazioni nervose o i loro sogni di gloria e di guadagni facili sui figli. E non si dica o si pensi che , trattandosi di Tennis, da sempre considerato sport minoritario d’élite, il tema sia di poco conto. Basterà spostare il focus della pellicola dal Tennis al Calcio, per capire quanto sia vasto e diffuso il fenomeno dell’arrivismo genitoriale in ambito sportivo e quanto gravi siano le sue ricadute in ambito sociale.

Le famiglie, ai giovani, dovrebbero sforzarsi di trasmettere il loro amore per la cultura (ammesso che ne abbiano da parte loro) e non l’ambizione di scalare il ranking mondiale per fare soldi a tutti i costi. Da questo punto di vista il calcio e il tennis diventano altamente diseducativi e fuorvianti, imponendo dei modelli che spingano i giovani a tralasciare la cultura e lo studio, a favore delle scarpette, dei palloni o delle palline, dei calzettoni parastinchi e delle racchette, per rincorrere un sogno che si avvera per pochi.  Il resto degli aspiranti astri sportivi rimane magari ai bordi del campo, a infoltire le schiere dei fanatici che talvolta, troppo spesso direi, sfogano le loro frustrazioni nella violenza, aggredendo i loro supposti avversari (cioè i tifosi come loro, ma di segno e di colori opposti) nelle strade o direttamente negli stadi. 

Occorrerebbe che lo sport venisse insegnato invece,  sganciato da ogni competizione personale e, soprattutto, slegato da ogni ambizione di arricchimento e facili guadagni.
Il film conferma le doti di recitazione di Pierfrancesco Favino e costituisce una gradevole sorpresa del giovanissimo Tiziano Menichelli per l’interpretazione del personaggio del piccolo Felice. Il resto degli attori direi decorosi con un plauso particolare al cammeo di Edvige Fenech che finalmente ha avuto l’occasione di recitare vestita da capo a piedi. Ottima l’interpretazione di Giovanni Ludeno che conferma le sue doti recitative già messe in mostra in altre pellicole e perfino in TV come valida spalla nella serie televisiva di buon successo, ‘Le indagini di Lolita Lobosco", prodotta dalla RAI.
Seppur non sia un tecnico della cinematografia, mi permetto di fare un piccolo appunto personale. Ho trovato esagerato l'eccesso di primi piani sui visi in momenti in cui avrei gradito il campo lungo, soprattutto durante le partite di tennis.

Ignazio Salvatore Basile "Miglior Autore Regionale" per la Sardegna 2026

  Onorato ringrazio gli Organizzatori del Premio Nazionale "Ossi di Seppia" che per la seconda volta consecutiva mi ha inteso prem...