https://www.ibs.it/vendetta-del-principe-dimenticato-libro-ignazio-salvatore-basile/e/9791257720278
Capitolo
Quinto
A
volte con Mauritius ce ne andiamo a bighellonare. Il mio amico ha la fissa di
imitare il canto degli uccellini e usa una gabbia per catturarli.
«Zitto, adesso. Non fare alcun rumore!»
Dopo avermi intimato il
più assoluto silenzio, Mauritius, appiattito e infrattato nel folto della
vegetazione accanto a me, si prodiga nel richiamo dei cardellini. Abbiamo
posizionato, poco distante, una gabbia per volatili. Nella parte superiore
rimane aperta, con uno sportellino, anch’esso in fil di ferro, come il resto
della gabbia, sollevato e collegato a una potente molla. La molla è mantenuta
in tensione da una lunga striscia di canna da fiume (le stesse che si
utilizzano per confezionare degli zufoli, ma spaccate in verticale), sulla cui
concavità interna il mio amico ha spalmato uno strato di vischio,
posizionandoci sopra numerosi semi di scagliola di cui sono ghiotti i
cardellini. Mentre lo osservo riprodurre il suo richiamo ornitologico,
appiattito nell’erba accanto a lui, il suo naso adunco e i suoi vispi occhi verdi,
sembrano quelli di un rapace che aspetti una preda da ghermire; ma le sue
intenzioni, almeno credo, non sono malvage.
La sua idea è che grazie al suo richiamo il
cardellino si avvicini fino a notare i semini sparsi sulla canna; con il suo
peso, la canna libera la molla che fa scattare lo sportellino e il cardellino
resterà intrappolato nella gabbia; salvo, ma prigioniero; finalmente potremo
osservare da vicino il suo ciuffo rosso, le sue piume, le ali, il becco; e
soprattutto udirlo e osservarlo mentre canta. Egli è convinto che una volta
catturato il primo, poi ne seguiranno degli altri perché con il loro canto
attireranno degli altri compagni; il cardellino infatti non vorrà stare da solo
nella gabbia e richiamerà a sé tutti i suoi amici, ingannandoli pur di non
restare solo.
Mauritius, di queste e di
numerose altre cose, ne sa più di me. Di statura è un po’ più basso di me, ma
di furbizia, di trucchi e di carattere ne ha da vendere. Anche troppo. Adesso
che sto entrando meglio nel giro vero del circo, sto imparando a conoscere
meglio i diversi suoi componenti. Thor e Giannino non lo prendono troppo sul
serio; anzi, quando possono, a causa di questo suo carattere forte, cercano di
ridimensionarlo, mettendolo spesso a tacere con epiteti offensivi ed
espressioni non proprio elogiative. Io ammiro molto Thor e Giannino ma con Mauritius
mi sento più a mio agio. Quando gli impegni del circo lo consentono mi piace
andare a zonzo con lui; non solo ad acchiappare cardellini, ma anche a nuotare
di nascosto al fiume e in giro per la campagna circostante, in cerca di frutti
maturi, di volpi e di pigne da buttar giù con le pietre.
Ezequiel sceglie sempre
un posto vicino al fiume e in aperta campagna per fissare la base del circo;
dice che l’acqua è indispensabile per uomini e bestie e la campagna consente
alle attività collaterali del circo di essere svolte in libertà. Queste
attività collaterali, come le chiama lui, sono molte: Thor, ad esempio, è un
fabbro provetto e sa costruire alla perfezione attrezzi per il caminetto,
cancelli e ringhiere in ferro; Giannino
invece fa il barbiere e il cavadenti (io, per fortuna non ho avuto mai bisogno
dei suoi servizi e spero di non averne mai; ma
i contadini e gli abitanti dei paesi vicini corrono a tagliarsi i
capelli e soprattutto a farsi estrarre delle radici marce dalla bocca, appena
sanno che il circo è arrivato; e portano ogni ben di Dio: pane, polli, pesci da
arrostire, formaggio, salsicce e verdure in quantità).
Mauritius è troppo
impegnato ad accudire gli animali e a fare le pulizie e quindi non ha tempo per
fare altro. E poi, quando riesce a liberarsi, preferisce bighellonare per la
campagna. Mi ha detto che lui ha idea di fondare un circo tutto suo e che se
voglio, un giorno, potrò diventare suo socio. Sempre che io sia capace di
ribellarmi a mia madre che vuole farmi studiare per diventare qualcuno (lui al
proposito sostiene che i libri non servono a niente e la vita sta scritta da
altre parti che non sui libri).
«Sargòn! Corri! È ora di
pranzo! Presto che si raffredda il cibo!»
«Senti? È Iset che mi
chiama. Adesso devo andare, Mauritius! Fammi sapere quanti cardellini hai
preso!», dico strisciando all’indietro, cercando di non creare troppo
scompiglio, per non rischiare di spaventare i volatili che siano stati
richiamati dai versi del mio amico.
Di corsa ripercorro il
sentiero verso il nostro carrozzone. Iset deve essere già rientrata nel
carrozzone, perché non la vedo. Il tempo di lavarmi le mani nella tinozza che Ezequiel
ha fatto posizionare al centro del campo, per l’igiene collettiva e sono subito
a tavola. Ezequiel non inizia a mangiare se non siamo tutti e sei presenti a
tavola: lui, Iset, le due figlie, Aritimos e io. Spero che non mi sgridi troppo
duramente. Lui non ama i ritardi e le distrazioni. E considera la compagnia di Mauritius
poco edificante per la mia crescita. Non fa niente per nascondere l’avversione
che prova nei suoi confronti. In più di un’occasione mi ha detto che quel buono
a nulla non è una buona compagnia per
me. Anche se so già che Iset mi difenderà di sicuro, dicendo che ho diritto a
delle distrazioni, visto che eseguo i compiti e studio con diligenza.
D’altronde anche Ezequiel mi apprezza abbastanza per l’aiuto che riesco a
dargli volentieri.
Aritimos, è orgogliosamente originario di
Patrasso, in Grecia; è già avanti negli anni, ed è l’unico che può
vantare una certa confidenza con i padroni del Circo; conosce tutto sulle
erbe e sui composti chimici, ufficialmente esegue un numero da
mangiafuoco, sputando fuoco dalla bocca dopo aver inserito nel cavo orale certi
prodotti che lui solo conosce; forse per questo motivo ha un aspetto pallido ed
emaciato; è un grande appassionato di matematica e filosofia e gode fama di medico e farmacista, oltre che
di precettore.
La fiducia incondizionata dei due coniugi
proprietari del circo se l’è guadagnata quando, in occasione delle nascite
delle due figlie, ha assistito la puerpera facendole ingerire certi decotti
miracolosi e sistemando in maniera opportuna certi impacchi di malva, che hanno
aiutato Iset nelle operazioni del parto,
aiutandola ad espellere con maggiore facilità le creature che aspettavano nel
suo grembo di nascere; addirittura, in occasione del secondo e ultimo parto, ha
salvato la vita di Iset, che aveva avuto delle emorragie abbondanti e
pericolose.
Questa
fiducia gli ha ottenuto l’onore di mangiare alla mensa con la nostra famiglia e
gode di un occhio di riguardo in tutto e per tutto; infine, come avrò modo di
spiegare più avanti nel racconto, è stato incaricato da Ezequiel di condurre
certi conteggi matematici attinenti ai suoi antenati; un misto di matematica e
filosofia che li lega in una complicità unica e straordinaria.
Astràm è un fantino di elefanti, di origine
indiana; dal circo originario, non essendosi potuto portar via gli elefanti, ha
preso con sé, avvolti in una stoffa di foggia indiana tre attrezzi: il thotti,
un gancio lungo poco più di un metro e largo due centimetri e mezzo; il valiya
kol, un palo assai più lungo del precedente, ma di identico spessore; e il cheru
kol (palo corto).
Rimasto senza occupazione specifica, in attesa
di essere meglio impiegato, affianca Carletto nelle innumerevoli faccende di
manovalanza indispensabili per il buon andamento di ogni circo che si rispetti;
Ezequiel lo fa esibire con alcuni muli che lui è riuscito ad addestrare,
utilizzando il suo gancio e i suoi pali molto particolari; ma per lui è
chiaramente un ripiego e non vede l’ora di tornare in groppa ai suoi
elefanti; ha poco più di venti anni e ha
aderito a una di quelle nuove religioni che sorgono spesso, in tutto il mondo,
in ogni epoca; alcune destinate a morire col fondatore, altre, invece, votate a
durare per tutta l’eternità.
Lui
si dice certo che quella nuova religione, che ha conosciuto al suo paese prima
di emigrare a Londra, appartiene a quelle nate per durare in quanto, a sentir
lui, garantisce il benessere in terra e la salvezza eterna; per questo passa
ogni minuto del suo tempo libero a leggere un libro, rigorosamente dalla destra
verso la sinistra, che rappresenta il libro sacro della sua religione. Ma mai,
in alcuna occasione, si è mostrato invadente, né fa discorsi di proselitismo,
dato che la religione, soprattutto in quel nuovo circo, così ridotto, è
l’ultima delle nostre preoccupazioni.
Chang,
il cuoco cinese, che in realtà doveva chiamarsi Lu’ Chang, o qualcosa del
genere, ha europeizzato il suo impronunciabile nome in Joe; non appartiene al
settore degli artisti e ha un’età indefinita, un fisico rubicondo e un
carattere gioviale, pur nella sua riservatezza; si diceva che fosse stato un
eunuco, in un non meglio precisato e misterioso gineceo.
Carletto,
il nanetto che ufficialmente è un aiutante di cucina di Chang è in realtà un factotum
e gode della massima fiducia da parte di Ezequiel, ha un’età difficile da
definire, anche se sicuramente è più giovane di Joe Chang; è molto attaccato al
suo padrone Ezequiel, al quale lo lega un amore filiale, un grande rispetto e,
nel contempo, un grande terrore.
Ricordo
una volta, che aveva combinato non so che, ed Ezequiel lo aveva punito a colpi
di frusta; lui, Carletto, si era protetto con il braccino corto e la mano
aperta dalle sferzate di quello, supplicandolo che non lo avrebbe fatto più;
sembrava più dispiaciuto di avere contrariato il suo padrone, che preoccupato
dalla violenza delle sue frustate; con Joe Chang; sono legati da un’amicizia
fraterna e sono praticamente inseparabili.
Thor, uno scozzese dal pelo rosso, pieno di
lentiggini, è un gigante veramente forzuto, al punto che tutti lo chiamano
Hercules; i suoi numeri preferiti
consistono nel liberarsi dalle catene che lo avvolgono strettamente e nel
sollevare sino a sei persone, tre per parte, con un’asta di ferro assicurata
sulle spalle e perfino due persone, una per parte, con una pertica di legno tenuta tra i denti;
in entrambi i casi Ezequiel ha l’accortezza di coinvolgere il pubblico, per
evitare dubbi sulla reale forza dell’energumeno celtico; due persone scelte a
caso controllano quindi la reale consistenza delle catene che stringono il
forzuto, mentre altre due si aggrappano saldamente alle due estremità dell’asta
che Thor stringe tra i denti (proteggendosi soltanto con uno straccio che gli
consente di rafforzare la presa) e vengono regolarmente sollevate da terra per diversi, interminabili
secondi; io lo ammiro parecchio perché
sento che ha un gran carisma positivo e gode di un certo ascendente nei
confronti del sesso femminile.
Giannino infine è un fromboliere, che riesce a
gestire, facendole ruotare per aria con le mani e con i piedi, fino a sette
palle, ma ha anche una certa abilità con le carte e con i dadi; conosce dei
trucchi capaci di incantare adulti e bambini e di imbrogliare tutti quanti; il
suo trucco più famoso è quello delle tre carte; Ezequiel gli raccomanda sempre
di non esagerare e di non praticarlo mai al di fuori del circo perché è un
gioco che procura tanti guai; infatti a forza di perdere i giocatori si
insospettiscono e finiscono per pensare che dietro ci sia un inganno; e allora
volano le denunce e certe volte anche le mani. Giannino inoltre fa il cavadenti ed è un abile
barbiere, anche se Iset non vuole che io mi faccia tagliare i capelli da lui.
Lui non se la prende ed è molto simpatico e gioviale anche con me. Con Thor
sono molto affiatati. Incarnano la forza e l’abilità e vanno molto d’accordo.

Nessun commento:
Posta un commento