9.06.2026

Storia dell'Italia Repubblicana

 




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Il 1949

I Legislatura

·       De Gasperi-V(23 maggio 1948 - 26 gennaio 1950)

 

Il 1949 è il secondo anno della prima legislatura e del settennato di Luigi Einaudi.

Sul piano interno inoltre, quest’anno è caratterizzato da una continuità del governo De Gasperi, il quinto (ma il secondo senza la presenza delle sinistre, estromesse dal veto del segretario di stato USA George Marshall, a nome dell’amministrazione Truman).

Oltre al ministro Segni, che insiste nella sua politica tesa a favorire la formazione della piccola proprietà contadina nel mezzogiorno e nelle isole, abbiamo in grande spolvero il ministro del lavoro Amintore Fanfani, un altro dei cavalli di razza della DC, promotore della legge n. 43 del 28 febbraio, che stabilisce il famoso, benemerito piano casa che giornalisticamente porta il suo nome come “Piano Fanfani”.  In quattordici anni questo piano casa provvederà, tramite un’apposita branca dell’Istituto Nazionale Assicurazioni (denominato INA casa), a dare un’abitazione a milioni di italiani. Un intervento economico davvero brillante di stampo keynesiano che perfino il liberale Einaudi si sentì in dovere di sostenere.

A marzo De Gasperi, in attesa che l’agricoltura dia segni di risveglio e ritorni a livelli di produzione ottimali, sottoscrive l’Accordo Internazionale del grano, assicurando all’Italia, a prezzi accettabili e predeterminati, i prodotti cerealicoli degli Stati Uniti e del Canada. Prosegue inoltre l’attività governativa di rivendica degli immobili già appartenuti alle istituzioni del partito fascista che vengono così acquisiti al patrimonio immobiliare dello Stato.

L’azione del governo De Gasperi, nel suo complesso, prosegue inoltre a consolidare e formalizzare l’adesione dell’Italia al nascente Patto Atlantico (che vedrà formalmente la luce nell’aprile di quello stesso anno 1949).  Il 6 gennaio, infatti, il governo aveva già redatto un memorandum, indirizzato al segretario di stato Usa, in cui si chiedeva esplicitamente l’appoggio dell’America all’adesione dell’Italia alla nascente Organizzazione.

Il governo italiano sente forte l’esigenza di concludere il processo di vicinanza ai paesi occidentali di stampo capitalistico; e non soltanto per ragioni economiche, dal momento che i soldi del Piano Marshall hanno già cominciato ad affluire in Italia e subirebbero un repentino arresto, se il paese si allontanasse dall’area ideologica di riferimento degli USA. Vi sono anche delle motivazioni politiche, ovviamente, ma possiamo affermare che queste ultime si sposano alla perfezione con le motivazioni economiche le quali, a ben vedere, ne costituiscono in realtà un giusto e conseguente complemento. Ma tra gli USA e l’Italia non ci sono soltanto rose e fiori. Gli Americani non vedono di buon occhio l’attivismo aggressivo di Enrico Mattei; così, il 16 giugno, le Sette Sorelle, sulle pagine del NYT, attaccano la politica petrolifera portata avanti dal presidente Mattei, alla guida dell’AGIP.

Vi sono però anche in Italia delle forze contrarie all’adesione alla Nato: sono le forze socialcomuniste, che non hanno certo rinunciato ai loro progetti di portare il paese nell’orbita di Mosca.  Ed ecco, che appena due giorni dopo dall’invio del memorandum con cui De Gasperi chiedeva il sostegno diretto di Marshall per l’ammissione del nostro Paese all’Alleanza militare dei paesi occidentali e antisovietici, l’otto gennaio, in Puglia, tremila lavoratori in corteo marciano contro il governo. E il giorno dopo, i lavoratori di Modena, che non vogliono restare indietro, scendono in piazza dopo un comizio elettorale. In entrambe le circostanze, i celerini del ministro Scelba, caricano i cortei a manganellate.

I due cortei non manifestano apertamente contro l’adesione dell’Italia alla Nato; i lavoratori avanzano pretese legittime sul miglioramento dei salari e delle condizioni di vita, ma appare evidente che dietro questi cortei c’è la regia di Togliatti e dei leader dei socialisti Nenni e Di Vittorio (e dietro di loro c’è il baffone di Josip Stalin, voglioso di papparsi il topolino italiano). Come se non bastasse, a rafforzare le ragioni del no, intervengono i dissidi nella DC e nel PSDI che, pur alleato di governo, ha una forte componente al suo interno, contraria all’ingresso dell’Italia nella Nato.

Sarà per tutto l’anno 1949 un susseguirsi di botta e risposta tra il governo De Gasperi, impegnato nei diversi passaggi governativi e parlamentari di adesione alla Nato e le sinistre che convogliano in piazza, a ripetizione, migliaia di lavoratori. Ci sono anche dei morti tra i manifestanti. Il governo è diviso tra l’esigenza di mantenere l’ordine pubblico e la paura di dare alle sinistre ulteriori ragioni di protesta e di contrasto, mentre le sinistre, pur sapendo della cieca determinazione di Scelba a mantenere l’ordine pubblico, e forse proprio per questo motivo, non esitano a fare scendere in piazza i lavoratori.

Questa delle sinistre è una strategia che non ha come obiettivo la lotta cruenta per sovvertire le istituzioni democraticamente elette nell’anno precedente, preferendo invece tenere alta la tensione, relegando sullo sfondo l’ipotesi di uno scontro finale, in attesa di ordini perentori e precisi da parte di Mosca.  Se non probabile, non si può comunque escludere, che l’adesione dell’Italia alla Nato sia stato il giusto deterrente per evitare quella rivolta civile delle sinistre che, superato il limite dello sciopero e della manifestazione dei lavoratori, avrebbe facilmente portato alla guerra civile e alla resa dei conti finale per la presa del potere con le armi in pugno, nelle piazze italiane.

Mosca, assai più lungimirante e riflessiva di certi comunisti nostrani (alla Giancarlo Pajetta, per intenderci), deve aver ben valutato i rischi di una guerra civile italiana che, in caso di sconfitta delle sinistre, avrebbe messo a rischio il consolidamento delle forti posizioni acquisite dall’URSS nella frontiera orientale europea.  E nella paura che il suo coinvolgimento potesse offrire un pretesto a Washington per rivedere il quadro internazionale d’insieme in Europa, Mosca non diede mai il via alla discesa in armi propugnata da molte teste calde del Partito Comunista Italiano.

A luglio l’iter formale di adesione dell’Italia al Patto Atlantico si concluderà felicemente con la ratifica del Parlamento. Lo strappo con le sinistre, soprattutto, con quelle interne al governo (la sinistra democristiana e l’ala più rigida e intransigente del PSDI che si opponeva al lealista filoatlantico Saragat), si celebrerà con la caduta del governo. Ma vedremo più oltre che, nel gennaio dell’anno successivo, De Gasperi provvederà a formare il suo sesto governo senza i socialdemocratici (ma, riuscendo a evitare il monocolore, con l’ingresso e l’appoggio esplicito e diretto del Partito Repubblicano e del Partito Liberale).In questo stesso anno nasce il Consiglio d'Europa con il Trattato di Londra viene fondato il Consiglio d’Europa, firmato da dieci paesi tra cui l'Italia. Si registra inoltre la divisione della Germania in Repubblica Federale ad ovest e Repubblica Democratica ad est.


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